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25 APRILE: CASELLATI “IL POPOLO SI È FATTO NAZIONE”

“Grazie a chi ha combattuto per la nostra libertà. Il 25 aprile il nostro popolo si è fatto Nazione”.

Così la presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, in un’intervista al Corriere della Sera. “Il 25 aprile – dice – è una data simbolica che evoca e racchiude i valori fondanti del nostro Paese ed esalta i pilastri immateriali su cui è stata eretta la nostra Repubblica: libertà, pace e democrazia. Celebrarlo oggi significa continuare a ricordare l’orgoglio e lo spirito di sacrificio di un popolo che ribellandosi contro i totalitarismi ha trovato la forza di farsi nazione. Coltivare la memoria è fondamentale per fare in modo che le nuove generazioni conoscano le radici del nostro Stato di diritto, a partire dal valore universale della Costituzione repubblicana”. “Alla generazione di cui faceva parte mio padre, liberale e partigiano, dobbiamo tante cose – aggiunge -. Senza i loro sacrifici, senza il loro coraggio nel voler costruire un Paese libero e senza divisioni, la nostra storia avrebbe preso un’altra piega”. “Con quella generazione, che ci ha restituito la libertà e la democrazia ed è stata protagonista della rinascita materiale e morale dell’Italia, abbiamo tuttora un enorme debito di riconoscenza”, sottolinea Casellati.

“L’Europa – aggiunge – è la casa comune che ci ha garantito oltre 70 anni di pace, di democrazia e di benessere sociale, ma è necessario verificare quello che non va. Non più un’Europa burocratica, ma una comunità più vicina ai bisogni reali dei cittadini e più attenta ai temi “sensibili”: dal diritto alla sicurezza al contrasto all’immigrazione illegale, dal terrorismo all’equità sociale”. Sul terrorismo, dichiara: “L’unica strada percorribile è quella di rafforzare gli strumenti della comunità internazionale per isolare e debellare ogni forma di radicalismo che miri a instaurare il terrore e a mettere in discussione il principio cardine della convivenza pacifica tra i popoli”. Ed in merito alla stabilità del governo, osserva “che ogni campagna elettorale porti con sé toni che risentono della competizione tra le forze politiche è fisiologico. Lo è meno il ricorso continuo alle urne, in particolare per quanto riguarda i rinnovi delle amministrazioni regionali. Credo che ci sia lo spazio per avviare una razionalizzazione dei momenti elettorali”.

 

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