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A NAPOLI C’È IL PRESEPE DI PASQUA, FOLLA DI TURISTI A VIA TOLEDO

L’idea del presepe è del parroco della Chiesa di San Nicola alla Carità

Migliaia di turisti stanno affollando nel weekend di Pasqua i locali sotterranei della Chiesa di San Nicola alla Carità, nel cuore di Napoli, a via Toledo 376, per visitare il “presepe di Pasqua”. L’idea è del parroco, padre Mario Rega, che ha aperto al pubblico una parte del percorso presepiale creato mezzo secolo fa dall’artigiano Giuseppe Russo, che creò centinaia di statue per raffigurare l’intera vita di Gesù, non solo la Natività. In questi giorni, dunque, e fino al 28 aprile, devoti e visitatori possono ammirare i ‘quadri’ relativi alla Pasqua, dall’istituzione dell’Eucaristia fino alla crocefissione e alla resurrezione, passando per la condanna di Pilato, la via crucis e altre scene ancora. Un presepe artistico, dunque, che la parrocchia offre in visione a napoletani e turisti “per una forma di catechesi semplice ma che ci auguriamo produca frutti spirituali”, sottolinea padre Rega, come nella missione della congregazione dei Pii Operai Catechisti Rurali cui è affidata la parrocchia.

La chiesa di San Nicola alla Carità è una chiesa monumentale di Napoli ubicata su via Toledo, in posizione pressoché centrale tra piazza Carità e piazza Dante. La chiesa è nota prevalentemente per il fatto che custodisce al suo interno opere eseguite dai maggiori pittori del Settecento napoletano. La chiesa fu fondata nel 1647 a seguito di una donazione di circa 6000 ducati ai padri Pii Operai da parte di un nobile dell’epoca come ricompensa per la loro opera assistenziale. Dapprima fu costruita una piccola cappella dedicata a san Nicola di Bari, in seguito, nello stesso 1647, viste le esigenze, fu avviato un lavoro che prevedesse una chiesa di maggiori dimensioni. Il progetto architettonico del nuovo edificio appartiene a Onofrio Antonio Gisolfi, anche se a causa dell’interruzione del cantiere per via della peste che colpì la città nel 1656, che provocò tra l’altro la morte dello Gisolfi, i lavori ripresero successivamente nel 1668 sotto la guida di Cosimo Fanzago che li condusse fino alla conclusione dell’opera avvenuta nel 1682, grazie anche ai contributi del cardinale Diego Innico Caracciolo di Martina. In quest’occasione furono trasportati in chiesa le reliquie di san Nicola di Bari (la falangina di un indice) custodite fino ad allora a Scala, intitolando così la chiesa allo stesso santo. Alla fine del secolo risalgono le opere pittoriche di Francesco Solimena compiute sulle pareti frontali del transetto, nei lunettoni laterali al finestrone posto sulla parte superiore della controfacciata e sulla volta della navata.

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