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“A QUALCUNO PIACE CALDO”, 60 CANDELINE PER IL FILM CULT DEL CINEMA AMERICANO

A qualcuno piace caldo” compie 60anni e Jack Lemmon, che per quell’interpretazione nel film ricevette una nomination all’Oscar, ogni anno prese a inviare una scatola di cioccolatini a Lewis, nel giorno del suo compleanno, per ringraziarlo di aver rifiutato la parte. Ed è questa solo una delle tantissime curiosità legate al film di Billy Wilder che l’American Film Institute ha inserito nella classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi e di cui quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario dell’uscita. ‘A qualcuno piace caldo’ arrivò nelle sale americane il 29 Marzo 1959, dopo tre mesi di lavorazione, e approdò in Italia nel settembre 1959. Considerato una delle migliori commedie della storia del cinema statunitense, il film ha vinto un Oscar e tre Golden Globe, tra cui il Golden Globe per la migliore attrice a Marilyn Monroe e miglior attore a Jack Lemmon, che per la sua interpretazione ricevette anche un Premio BAFTA. Nel 1989 è stato scelto per la conservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti.

Il film arrivò nelle sale americane il 29 marzo 1959 dopo tre mesi di lavorazione

Girato in 35 mm, il film avrebbe dovuto essere a colori, secondo il contratto che prevedeva come tutti i film di cui era protagonista Marilyn Monroe dovevano essere a colori , ma Wilder riuscì a convincerla a girare il film in bianco e nero, perché gli screen test avevano rivelato che il make up di Jack Lemmon e Tony Curtis, nei panni di ‘Daphne‘ e ‘Josephine‘ dava al loro viso una sfumatura verdognola. Il film riprende un fatto di cronaca realmente avvenuto e lo rielabora secondo i canoni della farsa americana, con equivoci, travestimenti e gag memorabili. La storia è quella di due musicisti di jazz squattrinati che nella Chicago del 1929 sono testimoni involontari della strage di San Valentino. Scampati miracolosamente ma consapevoli di essere braccati dalla gang di Ghette Colombo, esecutrice della strage, tentano di sparire travestendosi da due suonatrici di jazz, Josephine e Daphne, e partendo con un’orchestra femminile in trasferta in Florida. Per trasformare Tony Curtis e Jack Lemmon in due ragazze convincenti si racconta che il regista dopo averle truccate e vestite costrinse i due attori a fare un giro per gli studios per provare la credibilità del travestimento. Per aiutare Lemmon e Curtis a comportarsi da donna, Wilder chiamò Vander Clyde, più noto come Barbette, che era un caratterista specializzato in personaggi femminili.

Tony Curtis dirà poi di essersi anche ispirato a Grace Kelly e a sua madre, donne eleganti e composte, mentre il personaggio di Jack Lemmon è più appariscente e sgraziato. Per i costumi, si decise di ricorrere ad Orry Kelly, uno dei migliori sarti dell’epoca, che realizzò su misura capi femminili basati sulla corporatura di Lemmon e Curtis. Per le scene in cui Tony Curtis finge di essere un miliardario l’attore raccontò, poi, di essersi ispirato a Cary Grant, nell’abito, nel portamento e nel modo di parlare. Le riprese del film, secondo i racconti che ne fecero i due attori ma anche Billy Wilder, non furono facili. Marilyn non rinunciò ai capricci da diva e tanto per cominciare il set dovette essere organizzato all’Hotel Del Coronado di San Diego, in California, perché l’attrice non voleva spostarsi e voleva soggiornare poco lontano dal set. Nonostante ciò ogni mattina si presentava con almeno due ore di ritardo e spesso per capriccio si rifiutava di uscire dal camerino. La scena in cui Zucchero (Marilyn Monroe) suonatrice di ukulele, in fuga da relazioni amorose sbagliate e in cerca del principe azzurro, deve chiedere:”Dov’è il bourbon?” fu girata 59 volte perché l’attrice dimenticava la battuta, o si confondeva, fino a quando fu introdotta una lavagna su cui erano scritte le sue battute. Le lavagne erano posizionate in un punto del set distante dalle inquadrature ma spesso nel film si nota che Marilyn segue con gli occhi lo scritto.

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