BASKET. COACH PONTICIELLO: CON NAPOLI FU UN… ASSALTO AL CIELO!

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Semifinale Playoff, il coach di Palestrina sfida la squadra della sua città che nel 2016/17 condusse alla promozione in A2 e alla vittoria della Coppa Italia

Playoff, sfide da dentro o fuori ed un primo turno superato in grande scioltezza con un secco 2-0: Palestrina tenendo fede ai pronostici della vigilia, Napoli facendo saltare il fattore campo. Ora in semifinale la compagine partenopea si ritrova a sfidare i laziali guidati da quel Ciccio Ponticiello che due anni fa regalò emozioni da brividi ed una stagione indimenticabile da consegnare alla storia cestistica della città.

Sfidare la squadra della propria città ha sempre un sapore diverso. Se poi l’hai anche allenata, conducendola alla vittoria del campionato e della Coppa Italia di B, la partita porta con sé di tutto e di più… quali emozioni e sensazioni le provoca il pensiero della semifinale contro Napoli?

«Affrontare in semifinale il Napoli Basket è un piacere ed un onore, a maggior ragione se si è avuto il privilegio, toccato negli ultimi 40 anni solo a Marco Marchionetti, Arnaldo Taurisano, Marcello Perazzetti e Piero Bucchi, di essere promosso, in A2 o in A1, come coach di una squadra partenopea. Ancor di più se si considera che, tra questi, sono l’unico ad essere nato e formato a Napoli. Sarebbe però un errore ridurre la serie ad uno scontro tra il sottoscritto, le mie radici ed il mio passato. Molto più importante lo scontro tra le due realtà cestistiche, tra le due squadre. In palio c’è l’accesso alla finale, non la mera narrazione dell’evento».

Due anni fa sfidando in finale Palestrina, guidò Napoli ad un secco 3-0: provi a farci rivivere quella serie?

«Fu una serie molto più equilibrata e ricca di spunti tecnici, di quanto non dica il 3-0 finale. Eravamo due squadre, per tanti versi simili, che amavano viaggiare ad alti ritmi. Entrambe caratterizzate da un grosso impatto emotivo. La differenza la fece la capacità di imporre, nei momenti chiave, la caratterizzazione difensiva, l’atletismo, propri di quel gruppo. Vinse chi riuscì a togliere naturalezza al gioco avversario, ad imporre il suo gioco. Ma avesse vinto Palestrina, non sarebbe stato di certo una sorpresa; forse un 3 a 2 sarebbe stato l’esito più giusto».

Cosa le è rimasto nel cuore, prima ancora che nella mente, di quella fantastica cavalcata vincente fino alla promozione?

«Come ho più volte ripetuto, quello del Cuore Napoli Basket fu un autentico assalto al cielo. La 64ª squadra, per tempi di allestimento d’organico della serie B, quella che in estate nessuno valutava in corsa per playoff, che invece vince tutto: coppa, regular season, playoff e Final 4. Allargando il campo ai riconoscimenti individuali, il sottoscritto che vince il titolo di coach of the year, Stefan Nikolic quello di MVP Under 21. Alzi la mano chi lo aveva previsto!».

Oltre agli aspetti prettamente tecnici, quella stagione è andata oltre, soprattutto guardandola con gli occhi di un napoletano come Ciccio Ponticiello…

«Gli aspetti che amo sottolineare in più di quella cavalcata, prescindono dagli stessi risultati, di per sè straordinari. Il primo consiste nell’aver clamorosamente smentito la colossale bufala, per cui, a Napoli possano giocare solo certi giocatori. Invece ci giocarono e vinsero tanti giovani, in prevalenza campani. Come dire, Napoli non è Trieste… o Sant’Antimo. Ed invece quella stagione dimostra che Napoli possa essere progetto, sogno, che non debba per forza appiattirsi sul presente. Il secondo aspetto inerisce i rapporti umani, il clima che si era determinato. Il divertimento che regnava in ogni allenamento e con cui si preparavano le partite. L’ultimo punto, non certo in ordine d’importanza, riguarda il coinvolgimento del pubblico. C’era una compartecipazione totale, tra campo e spalti come due lati della medesima medaglia. Ed anche a livello di presenze, credo che ci siano stati numeri superiori agli anni di Legadue, paragonabili solo con quelli dell’era Maione».

C’è ancora qualche scoria per l’amaro finale della stagione successiva?

«Ma no, meglio lasciare stare… time goes by dicono gli americani, preferisco che certe cose restino private. A distanza di un anno e mezzo, anche il fatto che il 3 di dicembre del 2017, Rieti fosse appena 2pt davanti a noi, che Reggio Calabria, Treviglio solo 4pt, non provoca più frustrazioni».

Ora sulla panchina di Palestrina, con il vantaggio del fattore campo, deve sfidare Napoli: che serie s’aspetta? «Una serie dura, equilibrata, ricca di spunti tecnici, una moltitudine di punti focali, su cui le due squadre debbano concentrare l’attenzione. Vista la formula della serie B, Citysightseeing Palestrina – Napoli Basket sarà qualcosa in più di una semplice finale anticipata. Sarà un match degno della Final 4 di giugno, anticipato di un mese e moltiplicato per le ipotetiche 3, 4 o 5 partite della serie».

Nella sfida di semifinale tra Palestrina e Napoli quali fattori potrebbero far pendere il piatto della bilancia da una parte o dall’altra?

«Quasi scontato sottolineare che la capacità dell’una o dell’altra squadra di imporre i propri obiettivi, gara per gara e nell’intera serie, possa fare la differenza. È però altrettanto vero che ciò non sia sufficiente, che vincerà chi riuscirà anche a metabolizzare l’altrui ventaglio di obiettivi. Chi sappia rispondere nel mentre agli stimoli di ognuno dei matches e della serie. Come dice qualcuno, boccia fredda e cuore caldo».




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