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Berlusconi, per Strasburgo: non violati diritti umani.

La Corte Suprema di Strasburgo decide di non emettere nessuna sentenza sul ricorso.

Strasburgo, la “Grande Camera della Corte europea dei diritti umani” ha deciso in via definitiva, a maggioranza, di accettare la richiesta di Silvio Berlusconi, inviata lo scorso 27 luglio, di non emettere una sentenza sul suo ricorso contro la legge Severino. I giudici della Grande Camera evidenziano che “presi in considerazione tutti i fatti del caso, in particolare la riabilitazione di Berlusconi e il suo inequivocabile desiderio di ritirare il ricorso, la Corte conclude che non ci sono circostanze speciali relative al rispetto dei diritti umani che richiedano di continuare l’esame del ricorso”.

Il caso è quindi stato radiato dalle liste della Corte di Strasburgo. Nella lettera – si legge nella decisione della Grande Camera – Berlusconi affermava che data la sua riabilitazione, decisa dal tribunale di Milano, una sentenza della Corte di Strasburgo sul suo ricorso non avrebbe avuto alcun risultato utile dato che il divieto a presentarsi come candidato era terminato e che non poteva esserci alcun modo per rimediare alla decadenza del suo mandato di senatore e all’incandidabilità. La Grand Chamber della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha deciso, così, a maggioranza, tecnicamente di cancellare dal ruolo, il ricorso presentato nel settembre del 2013 dall’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Tenendo conto del fatto che Berlusconi è stato riabilitato l’11 maggio scorso e del suo desiderio di ritirare il ricorso, la Corte ha concluso che non sussiste “alcuna circostanza speciale connessa al rispetto dei diritti umani” tale da richiedere di continuare l’esame del ricorso, con riferimento all’articolo 37.1 della Convenzione. L’articolo 37 comma 1 della Convenzione prevede che “in ogni momento della procedura, la Corte può̀ decidere di cancellare un ricorso dal ruolo quando le circostanze permettono di concludere: che il ricorrente non intende più̀ mantenerlo; oppure che la controversia è stata risolta; oppure che per ogni altro motivo di cui la Corte accerta l’esistenza, la prosecuzione dell’esame del ricorso non sia più giustificata”.

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