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Birmania: Suu Kyi in arresto, proclamato stato di emergenza

Annuncio dei militari nel giorno dell'insediamento del parlamento

In arresto Aung San Suu Kyi, Premio Nobel per la pace nel 1991, de facto alla guida del governo dal 2016, e stato di emergenza della durata di un anno: notizie in arrivo questa mattina dal Myanmar, dove i militari hanno annunciato di aver preso il controllo del Paese. L’introduzione di misure straordinarie è stata annunciata sulla televisione dell’esercito. Proprio oggi a Naypyidaw avrebbe dovuto insediarsi il Parlamento, frutto delle elezioni legislative di novembre, con la National League for Democracy (Nld) guidata da Suu Kyi come forza di maggioranza. Stando alla comunicazione trasmessa in tv, l’esercito ha trasmesso i poteri al comandante in capo Min Aung Hlaing. Una decisione, questa, motivata con la denuncia di “frodi elettorali”. Alle legislative dell’8 novembre la National League for Democracy aveva ottenuto circa l’83 per cento dei voti. Oltre a SUU KYI, oggi sarebbero stati arrestati diversi dirigenti del partito.

In una nota la National League for Democracy ha rivolto un appello a nome della Premio Nobel: “Chiedo ai cittadini di non accettare questo, di rispondere e di protestare con tutto il cuore contro il golpe dei militari”. Il Myanmar è stato governato dall’esercito per decenni, fino al 2011. Anche in seguito i militari hanno mantenuto un ruolo di controllo e indirizzo, impedendo ad esempio a Suu Kyi di ricoprire l’incarico di presidente. La Premio Nobel era già stata in carcere e agli arresti domiciliari per 15 anni, tra il 1989 e il 2010. Il Myanmar è nell’area di influenza geopolitica della Cina, con la quale confina e intrattiene rapporti economici e politici di rilievo. Il Paese è stato a lungo colpito da sanzioni europee e americane.

Di recente, Suu KyiI era stata accusata dalle diplomazie occidentali di avere posizioni troppo concilianti verso i vertici militari, in particolare rispetto al conflitto nella regione occidentale di Rakhine e alle conseguenze delle offensive dell’esercito nelle aree dove si concentra la minoranza dei Rohingya, di religione musulmana.

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