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BOSNIA: FIGLI DIMENTICATI GUERRA CERCANO GIUSTIZIA

Migliaia di bambini nati da donne stuprate durante la guerra in Bosnia Erzegovina hanno lanciato una azione legale per vedere i propri diritti riconosciuti dalle istituzioni e togliersi di dosso l’etichetta di “invisibili“. Le vittime chiedono un emendamento della legge sull’anagrafe per avere la possibilità di inserire nei documenti ufficiali il solo nome della madre, senza dover lasciare vuoto lo spazio dell’identità del padre, che molti di questi ragazzi non conoscono o non vogliono nemmeno conoscere. A portare avanti la battaglia è l’organizzazione “Figli dimenticati della guerra“, costituita nel 2015 dal 26enne Efe Jusic per “lottare contro quello che viene considerato una discriminazione”. In tutti questi anni, dalla fine del conflitto nel 1995, “siamo stati figli invisibili: nessuna istituzione statale riconosce questa nostra categoria sociale” denuncia la Jusic, oggi psicologa. Raccontando la sua vicenda personale, la fondatrice dell’organizzazione sottolinea che “quando qualcuno mi chiede perché manca il cognome del padre, sono costretta a spiegare che mia madre è stata stuprata e che non conosco l’identità di mio padre biologico”.

In piena guerra Jusic è stata la prima bambina a nascere in una struttura protetta dell’organizzazione “Medica”, che presta assistenza alle vittime di violenza sessuale. “Siamo vittime di un errore del sistema: nel Paese vivono diverse migliaia di figli a cui manca un cognome sui documenti. È un trauma patito da tanti figli e tante madri”, insiste l’attivista. Jusic ha scoperto da sola, all’età di 14 anni, di essere nata da uno stupro quando, iscrivendosi alla scuola di secondo grado, chiese perché il cognome del padre non appariva su alcun documento. Sua madre e solo poche centinaia di altre donne hanno ottenuto lo statuto di ‘vittima civile’ e una pensione. Finora a rivolgersi alla giustizia bosniaca sono stati 15 figlie e figli di donne stuprate, con il sostegno di legali, psicologi e altri specialisti. L’organizzazione “Figli dimenticati della guerra” ha come obiettivo di restituire dignità e uguaglianza a tutti i ragazzi nati da quelle violenze. In una società conservatrice e patriarcale, vergognandosi per lo stupro subito e per aver avuto un figlio del nemico, molte donne hanno optato per l’adozione e molte di quelle che lo hanno tenuto con sé si sono ben guardate dal registrarne la nascita. Secondo dati diffusi da diverse organizzazioni umanitarie internazionali, durante la guerra almeno 20 mila donne sono state stuprate o hanno subito abusi sessuali. Le vittime erano di tutte le origini e confessioni, ma le più colpite sono state le donne musulmane violentate da soldati e paramilitari serbi bosniaci. Anche se le violazioni furono sistematiche e organizzate, il Tribunale penale internazionale per l’ex Iugoslavia (Tpiy) ha condannato solo 30 responsabili di violenze sessuali e quello bosniaco sui crimini di guerra ha comminato solo 43 condanne.

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