CACCIA ALLE BALENE, IL GIAPPONE PRONTO A RIPARTIRE.

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Il Giappone straccia ogni accordo con la comunità internazionale e dopo 30 anni ritorna la caccia alle balene. L’attività sarà consentita solo nelle acque territoriali e nella zona economica esclusiva del Giappone, mentre sarà vietata nelle acque dell’Antartide e nell’emisfero australe. Si tratta comunque di una decisione storica, destinata a far discutere, anche perché le attività erano state interrotte più di trent’anni fa. Tokyo, dopo oltre 30 anni di stop ritorna ad una pratica cruenta e  come minacciato nei mesi scorsi, il governo giapponese ha annunciato l’uscita dalla Commissione internazionale caccia alle balene (Iwc).

Dopo 30 anni di stop il Giappone esce dalla Commissione internazionale caccia alle balene

La decisione, che ha già sollevato polemiche internazionali, è stata comunicata dal capo di Gabinetto Yoshihide Suga durante una conferenza. La caccia, ha spiegato, verrà esercitata intorno alle acque dell’arcipelago e nella zona economica esclusiva. Difficilmente, ha aggiunto, le navi nipponiche raggiungeranno l’Antartide. La caccia per scopi commerciali dovrebbe riprendere nel luglio 2019. La Commissione internazionale caccia alle balene è stata istituita nel 1948 con lo scopo di regolare lo sviluppo sostenibile della specie e l’industria dei cetacei. Il Giappone ha aderito tre anni dopo, nel 1951. Negli anni Ottanta, in linea con la moratoria internazionale decisa dalla Iwc, il Paese è stato costretto a interrompere la caccia a fini commerciali. Le imbarcazioni nipponiche però, sfruttando una falla nel documento, dal 1987 hanno ripreso a uccidere le balene per questioni “legate alla ricerca scientifica”. Di fatto, quindi, la caccia non è mai stata interrotta del tutto. L’uscita di Tokyo dalla Iwc arriva dopo mesi di discussioni all’interno dell’organizzazione, da sempre divisa tra Paesi favorevoli alla caccia delle balene e nazioni contrarie (tra cui l’Australia e la Nuova Zelanda).

Lo scorso settembre, durante la riunione internazionale in Brasile, il Giappone aveva minacciato di riconsiderare la sua adesione all’ente dopo il voto contrario, espresso dalla maggioranza dei Paesi membri, all’autorizzazione della caccia sostenibile dei cetacei. Secondo alcuni esperti, dietro la decisione delle autorità giapponesi si nasconderebbe la volontà di sostenere l’industria della carne di balena: ancora oggi, nonostante il repentino calo delle vendite, è considerata una fonte alternativa e a buon mercato di proteine. In base ai dati del governo, negli anni Sessanta il consumo di carne di balena si assestava intorno alle 200mila tonnellate all’anno, una cifra che è scesa intorno alle 5mila negli ultimi anni. Secondo il Wwf si tratta di un “massacro anacronistico e senza alcuna giustificazione. “È scandaloso che nel 2018 il Giappone manifesti la volontà di continuare la caccia alla balena, massacro anacronistico e senza alcuna giustificazione che rischia di portare verso l’estinzione due specie come la balenottera comune (a rischio) e quella minore (in declino)”, ha commentato il Wwf. “Oggi è una caccia che non ha più senso, non è giustificata da esigenze alimentari e la ‘ricerca scientifica’ è palesemente una ridicola scappatoia”, ha aggiunto.




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