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CARAVAGGIO NEGATO A CAPODIMONTE, IL MAESTRO MUTI: “DANNO PER L’ITALIA”

Il Mibac ha vietato il trasferimento delle “Sette Opere di Misericordia” dal Monte di Pietà a Capodimonte

Il Maestro Riccardo Muti lancia un appello al Mibac considerando “un danno per l’Italia non portare un’opera di Caravaggio a Capodimonte”. “Ma se perfino la Pietà fu portata da Roma a New York, non capisco perché oggi non si può spostare un quadro di Caravaggio da un posto all’altro di Napoli, nel raggio di pochi chilometri…”. Ad affermarlo in un’intervista a ‘Repubblica’ è il maestro Riccardo Muti, a proposito del fatto che la direzione generale del ministero dei Beni culturali ha vietato il trasferimento delle ”Sette Opere di Misericordia” dal Pio Monte di Pietà al museo di Capodimonte, dove il quadro sarebbe stato esposto dal 12 aprile al 14 luglio nella mostra su Caravaggio voluta dal direttore Bellenger e da Cristina Terzaghi. Muti, in procinto di partire per Chicago dove dirige la Symphony Orchestra, lancia anche un appello al ministro dei Beni culturaliAlberto Bonisoli: “Sarebbe folle, incomprensibile, non riconfermare nell’incarico a Capodimonte una personalità di levatura internazionale come Sylvain Bellenger”.

Giuliano Volpe, già presidente del Consiglio superiore del Mibact, sempre in una intervista a ‘Repubblica’ aveva parlato di “piccole oligarchie nefaste”, “signorotti del no” e di un “killeraggio” contro Bellenger. In proposito Muti afferma: “Non mi interessano le polemiche, né scendo nel merito delle decisioni politiche. Osservo, da uomo di cultura, che il quadro di un genio come Caravaggio, opera fondamentale in un corpus concettualmente unitario, avrebbe dato ulteriore vigore a una mostra di respiro internazionale, importantissima per Napoli e per l’Italia”. Le “Sette opere della Misericordia” è il soggetto di un dipinto del pittore italiano Michelangelo Merisi da Caravaggio, realizzato tra la fine del 1606 e l’inizio del 1607 e consegnato ai committenti il 9 gennaio di quell’anno. L’opera è conservata presso il Pio Monte della Misericordia di Napoli ed è la rappresentazione delle “sette opere di Misericordia corporali”. Gli studi di Maurizio Calvesi hanno riletto le opere del Merisi evidenziando nel caso di questo dipinto napoletano la vicinanza allo spirito del Catechismo redatto dal Cardinale Roberto Bellarmino del 1597, che seguendo la corrente pauperista in seno alla Chiesa della Controriforma propugnava il ritorno ai valori più puri del Vangelo e di conseguenza la pratica delle opere di Carità come mezzo di espiazione e di elevazione spirituale. In questa direzione va interpretata anche la presenza, in alto, della figura della Madonna col Bambino attorniata da due figure angeliche: non trattandosi di un miracolo, essa alluderebbe al ruolo della Chiesa nella promozione e nella pratica delle opere, lettura questa supportata dal mantello di San Martino, dipinto come una forma elicoidale che, prolungandosi dalla figura di Maria attraverso il braccio proteso dell’angelo, giunge all’ignudo, unendo idealmente beneficatrice e beneficato.

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