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CASO REGENI, CONTE AD AL SISI: “INSODDISFATTO DALLE INDAGINI”

Il premier Conte “molto turbato” dalla lettera, pubblicata su “Repubblica” dai genitori di Regeni

Da Pechino Conte torna sul caso Regeni. “Ho prospettato una certa insoddisfazione” ha detto il premier, dopo un incontro con il presidente egiziano Abdel Fatah al Sisi. “Ci viene prospettato che le indagini continuano”, ma “a distanza di tempo ancora non c’è stato alcun passo avanti concreto che ci lasci intravvedere un accertamento dei fatti che sia plausibile”. Il premier si è detto, poi, “molto turbato” dalla lettera, pubblicata su “Repubblica” dai genitori di Regeni. “Hanno perso un figlio in circostanze veramente terribili, è una lettera che mi ha molto turbato”. “All’inizio del mio mandato – ha ricordato il premier – li ho voluti incontrare subito, ho raccolto dettagli che mi hanno turbato particolarmente sulle modalità con cui è avvenuta questa uccisione”. La loro lettera “anche se in una giornata impegnativa, mi ha colpito, sono rimasto molto turbato”, ha ripetuto Conte.

Il caso Regeni, ha detto, “è stata una delle cose più importanti di cui abbiamo parlato, ho richiamato la mia personale premura e ho insistito su questo punto, come ho fatto anche in passato”. Al presidente egiziano, ha continuato, “ho fatto capire che non è mera ritualità il fatto di chiedere notizie e aggiornamenti su questo caso, ma corrisponde alla sensibilità mia personale, dell’intero governo e del popolo italiano: non possiamo trovare pace fino a quando non verrà acclarata la verità sul piano giudiziario”. “Francamente non abbiamo strumenti reali e concreti per poter intervenire e sostituirci alla magistratura egiziana” ammette il premier. “Il fatto è – argomenta il presidente del Consiglio – è che non abbiamo strumenti per ottenere una verità giudiziaria, anche la magistratura italiana ha avviato un’inchiesta giudiziaria, che, da quanto ho capito, non ha ancora portato a dei risultati”. “Da questo punto di vista sono diversi anni che abbiamo tentato vari iniziative”, ricorda Conte, secondo il quale “il modo più efficace per cui io possa premere per un risultato è di continuare a spendere tutte le mie iniziative, la mia pressione, l’influenza che il governo può esprimere nel rapporto con il governo ed il presidente al Sisi”. “Ovviamente – precisa il premier – io non parlo con la magistratura egiziana, ma con il presidente, che è la massima autorità politica e istituzionale: non posso che continuare su questa strada”. E, come ripetuto anche oggi ad al Sisi, “non mi fermo sino a quando non avrò dei riscontro, l’Italia non verrà mai meno a questo impegno a perseguire una verità giudiziaria che sia plausibile, che abbia dei riscontri anche oggettivi e assolutamente inoppugnabili”.

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