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CASO SALVINI, OGGI IL M5S RISCHIA DI FINIRE IN RIANIMAZIONE.

Detto papale papale oggi i Cinquestelle rischiano di finire in rianimazione, anticamera della morte. 

Dall’ “Uno vale uno” al “mai alleanze”. Oggi il M5s si gioca la credibilità, rischia la spaccatura e forse avvia anche le pratiche per l’eutanasia.

Il voto dei Cinquestelle sul caso Diciotti col suo carico di disperati e l’autorizzazione a procedere contro il Socio di Governo rischia di affondare il M5s o l’Esecutivo. Nel secondo caso il M5s getterebbe anche le basi di esporsi ai futuri probabili ricatti della Lega. Nei panni di un Cinquestelle preferirei, allora, affondare il Governo. Soprattutto considerando che quello con la Lega più che contratto si sta rivelando un capestro. E una poltrona non può, non deve costare loa faccia.

Dal No ai privilegi della Casta all’aiutino on line con un quesito da “trastolari” come giustamente denuncia Roberto Saviano

Di fronte all’equivoco dell’odierno quesito referendario perfino Beppe Grillo ha ritrovato la voce. “Per mandare a processo Matteo Salvini bisogna votare No, per non mandarlo davanti ai giudici bisogna votare Sì”. 

Una frustata sarcastica – la sua – che tuttavia non lo libera dalla responsabilità di Garante del Movimento. Avesse voluto fare sul serio contro la scelleratezza del quesito avrebbe dovuto mandare a quel paese alla sua maniera i vecchi discepoli, avrebbe dovuto farlo con un roboante “Affanculo a tutti!”.                                        
Ora, qualunque sia la risposta degli iscritti, resta la gravità del fatto che i furbetti a cinquestelle ci hanno provato a confondere le idee. Roba da vecchi politicanti…
In breve, questa che hanno di fronte i Cinquestelle è una mastodontica questione morale. Se autorizzano la fuga di Matteo Salvini dai giudici e dal processo avallano i privilegi della Casta. E finiscono col tuffarsi nel letame politico.
Detto ciò – allargando il discorso – a prescindere dalle disquisizioni da Azzeccagarbugli, a prescindere se il blocco della Diciotti col suo carico di disperati sia stato un atto politico o no, i vertici del Governo – nel caso fosse richiesto dal Tribunale dei Ministri – vanno processati dal momento che il premier Giuseppe Conte, il vicepremier nonché Ministro del Lavoro e dello Sviluppo Luigi Di Maio e il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli si sono dichiarati sodali col vicepremier leghista nonché ministro dell’Interno Matteo Salvini.
Inutile dire che – qualora il Tribunale dei Ministri di Catania richiedesse l’autorizzazione a procedere contro i Tre – Costoro andrebbero processati innanzitutto per una questione etica dal duplice aspetto:
1. Per una questione di coerenza e di igiene mentale, questione ultimamente dimenticata dal Sottosegretario cinquestelle Manlio Di Stefano, improvvisamente colpito da amnesia valoriale.
E’ infatti parte fondante del patrimonio etico-culturale del M5s il principio secondo il quale “uno vale uno”. Principio basato sulla uguaglianza dei diritti e dei doveri, manifesto dal quale deriva la conseguente lotta ai privilegi della Casta politica.
Il processo ai Vertici del Governo va dunque fatto a prescindere dalla gravità e dalla fondatezza dall’accusa. Evitarlo significherebbe fuggire dal giudizio dei magistrati al pari di come faceva – e ancora fa – Silvio Berlusconi, il Grande Beneficiato dalle prescrizioni e dalle Leggi ad personam;
2. Il processo va fatto per l’inumanità messa in vetrina da Salvini con l’avallo postdatato di Conte, Di Maio e Salvini. La barbarie non appartiene alla cultura del Cristianesimo sociale di cui l’Italia è culla né ai valori della Sinistra democratica . I casi Diciotti e Sea Watch rappresentano una vergogna per l’Italia civile. I Quattro andrebbero condannati per vilipendio e oltraggio ai Valori postfascisti della Nazione.

Detto ciò una nuova buccia di banana è sulla strada del M5s. L’augurio è che i Cinquestelle – e per essi Conte, Di Maio e Toninelli – sappiano evitarla rinunciando alla copertura dell’autorizzazione a procedere. Se sarà il caso, se sarà ad essi richiesto, si offrano al giudizio a testa alta e a petto in fuori. E non fuggano come sta cercando di fare il Barbaro leghista!

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