CINA, CORONAVIRUS IN DISCESA: RIDOTTO IL LIVELLO DI ALLERTA IN SEI PROVINCE

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Il presidente della Cina Xi Jinping: “Ritorno ordinato alle attività produttive”

La Cina ha riportato ieri altri 150 morti (erano stati 97 sabato) da coronavirus e 409 nuovi casi (648) di infezione accertati. Lo si legge nell’aggiornamento quotidiano fornito dalla Commissione sanitaria nazionale (Nhc). Importante però notare come sei province della Cina che hanno abbassato hanno il livello di emergenza contro l’epidemia del coronavirus, portandolo da 1, il più alto, a 2 o a 3: si tratta di Gansu, Liaoning, Guizhou, Yunnan, Shanxi e Guangdong. La mossa delle autorità locali segue l’invito rivolto ieri dal presidente Xi Jinping di un «ritorno ordinato» alle attività lavorative e produttive dopo la festività del Capodanno lunare, eccezionalmente prolungata per l’emergenza sanitaria.

Le preoccupazioni arrivano forti anche dagli altri due giganti asiatici, Giappone e Corea del Sud, dove il virus si sta diffondendo e dove si sperimentano nuove forme di contenimento del contagio. Il totale dei decessi, includendo quindi gli aggiornamenti di domenica, è aumentato a 2.592, con i contagi accertati che si sono portati a 77.150 e i dimessi dagli ospedali saliti a 24.734, con un aumento di 1.846 unità. La provincia dell’Hubei, l’epicentro dell’epidemia, ha avuto ieri 149 morti, 398 nuove infezioni e 1.439 guarigioni, facendo salire i numeri complessivi, rispettivamente, a 2.945, 64.287 e 16.738.

Un solo morto di ieri, invece, è relativo alla provincia di Hainan. Il premier giapponese Shinzo Abe ha ordinato l’istituzione di un comitato di emergenza per prepararsi a gestire un potenziale aumento dei casi di coronavirus nel Paese. Nel giorno che è coinciso con il 60/esimo compleanno dell’imperatore Naruhito e con le celebrazioni al palazzo imperiale già cancellate per evitare grandi raduni di masse, Abe ha detto che la task force dovrà presentare misure efficaci di prevenzione in un momento in cui il virus si sta diffondendo pericolosamente in diverse regioni dell’arcipelago. Abe ha detto che alcuni centri medici hanno cominciato a somministrare il vaccino anti-influenzale Avigan per determinare la sua efficacia nel trattamento del coronavirus.

Ulteriori controlli saranno fatti sui passeggeri risultati negativi ai test sbarcati dalla nave Diamond Princess la scorsa settimana, a cui è stato chiesto di rimanere a casa e uscire solo in casi eccezionali, e che saranno monitorati dalle autorità mediche per un periodo di due settimane. Il numero dei casi di coronavirus in Giappone si è assestato a 146, dal nord dell’Hokkaido al sudovest del Kyushu, senza contare le infezioni avvenute sulla Diamond, a quota 691. I casi di contagio da coronavirus in Corea del Sud si portano a quota 763, dopo i 161 nuovi casi accertati e annunciati dalle autorità sanitarie. Nel bollettino, riferisce l’agenzia Yonhap, c’è anche la settima vittima.

La settima vittima da coronavirus è un uomo di 62 anni, deceduto ieri nella contea di Cheongdo, una delle due zone più a rischio in Corea del Sud e classificate ‘aree di attenzione specialè. L’altra è la vicina Daegu, quarta città del Paese con 2,5 milioni di abitanti, che ospita la Chiesa di Gesù Shincheonji, setta religiosa dove si sono registrati più del 50% dei casi di contagio a livello nazionale a causa del ‘paziente n.31’, una donna di 61 anni che è risultata essere un ‘super diffusorè: sugli ultimi 161, ben 142 sono relativi a Daegu, ha detto la Korea Center for Disease Control and Prevention. Ieri, la Corea del Sud ha portato l’allerta a ‘rossò, al livello più alto, per la prima volta dall’epidemia di febbre suina H1N1 del 2009. La mossa consente alle autorità di adottare misure eccezionali come la chiusura momentanea delle scuole e il taglio dei voli aerei da e per il Paese. Il ministero dell’Educazione ha disposto il rinvio del nuovo semestre di una settimana per gli asili negli sforzi per contrastare il virus.




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