Contante, da oggi scatta la soglia a 2mila euro

Da oggi cambia la soglia oltre la quale scatta il divieto di utilizzo dei contanti per i pagamenti, che passa da 3.000 a 2.000 euro come le sanzioni minime applicabili in caso di violazione.

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Per l’esattezza le soglie sono rispettivamente 2.999,99 euro e 1.999,99 euro. Da gennaio 2022 si scenderà ulteriormente a 1.000 euro (999,99 euro). Il limite, introdotto con la manovra sui conti pubblici per il 2020 e volto a contrastare l’evasione fiscale e combattere il riciclaggio del denaro sporco, riguarda – come ricorda l’Aduc in una nota – il trasferimento di contante di qualsiasi tipo e natura, dal pagamento di una fattura a quello di una merce o servizio, del conto di un professionista, medico, dentista, etc. fino al prestito o donazione tra due persone. Inoltre la soglia riguarda anche i pagamenti frazionati tutte le volte che appaiono artificioso ed eseguiti con fini elusivi.

La regola non riguarda invece i prelievi di contante agli sportelli e/o ai bancomat, non trattandosi di pagamenti. I movimenti in contante sul conto corrente, tuttavia, saranno monitorati ed eventualmente segnalati alla Banca d’Italia. Per quanto riguarda i pagamenti elettronici invece, effettuati tramite carte di credito, bancomat e carte prepagate, la novità non riguarda direttamente il consumatore ma gli esercenti, che potranno fruire di un credito di imposta del 30% delle commissioni addebitate sulle transazioni. I venditori di beni e servizi, anche professionali, sono obbligati dal giugno 2014 ad accettare pagamenti effettuati con carte di debito e di credito, ma che di fatto tale obbligo è affievolito non solo dal fatto che per legge sono esclusi i casi di “oggettiva impossibilità tecnica”, ma soprattutto dal fatto che non sono mai state introdotte sanzioni per il suo mancato rispetto. La cosiddetta “lotteria degli scontrini” che intende promuovere l’uso di moneta elettronica con la partecipazione ad una lotteria di Stato, non partirà invece dall’1 luglio perché rimandata al 2021 come previsto dal decreto Rilancio.

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