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Coppa Italia Serie A2, Grassi si sfila, prende corpo l’ipotesi Rimini?

Le dichiarazioni del patron partenopeo prima del match con Ravenna: “L’avrei organizzata con un criterio diverso”.

Stop alle voci, Napoli non organizzerà la Coppa Italia di Serie A2.

L’ipotesi, circolata nella scorsa settimana, è stata smentita dallo stesso presidente Grassi ai microfoni di “A Bordo Campo” nel prepartita del match che ha visto la GeVi uscire sconfitta dall’OraSì Ravenna.

“Non la faremo” – è stata la risposta ex abrupto dal patron alla domanda di Lino d’Angiò – “non spenderemo altri soldi”.

Grassi ha poi proseguito: “Serviva un criterio diverso, la situazione di quest’anno avrebbe richiesto che non vi fosse una società organizzatrice ma che i costi fossero divisi tra tutte le società partecipanti”.

La chiosa finale apre all’ipotesi Cervia-Rimini: “Sembra siano disposte ad organizzare, buon per loro, ma io non spenderò 100mila euro per la Coppa Italia”.

Che Federico Grassi sia una persona molto – per alcuni troppo – schietta è risaputo, ma ancora una volta le sue parole sono foriere di spunti di riflessione.

Ha senso la Coppa Italia nella situazione in cui ci troviamo? Ha senso quest’ostentazione di una finta normalità puntualmente smentita da spalti desolatamente vuoti e rinvii per focolai di covid-19?

Siamo di fronte ad una situazione in cui le società hanno perso la loro principale voce d’incasso, il botteghino, in uno sport che non ha avuto l’attenzione mediatica e politica di cui ha goduto l’onnipresente calcio, che senso ha chiedere alle squadre una spesa a fondo perduto di centomila euro, praticamente il costo di un giocatore di punta del campionato?

L’interesse della LNP nell’organizzare l’evento avrebbe dovuto tradursi in incentivi quantomeno facilmente ottenibili, come fatto dall’ACB nella bolla di Valencia che, parole del presidente del Morabanc Andorra Gorka Aixás, ha fruttato ricavi addirittura superiori ai previsti.

Parliamo di visibilità, che non può ritenersi garantita dalla sola piattaforma LNP Pass, parliamo di incentivi economici che avrebbero permesso una tranquilla transizione verso tempi meno grami.

Forse, viste anche le ingenti richieste per tasse e balzelli, rimaste sostanzialmente invariate tanto a livello FIP come a livello Lega (eccettuando piccole contribuzioni, come risulta proprio dai documenti resi pubblici da entrambe le entità), sarebbe stato più corretto che fosse LNP l’organizzatrice, che comprendesse il peso che le società si sono sobbarcate, assumendo anche la spesa per il continuo screening dei giocatori, sottoposti settimanalmente a tampone molecolare.

Che sia Rimini, o qualsiasi altra località, si apra una riflessione profonda: la campagna vaccinale procede a rilento e si è prossimi ad un altro giro di vite sulle restrizioni, quanto ancora potremo fingere che lo sport sia una bolla fuori dal mondo?

Gli esempi di successo sono sotto gli occhi di tutti, si cominci a metterli in pratica.

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