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CRISI IN LIBIA, OGGI BILATERALE A ROMA CON IL VICEPREMIER DEL QATAR

Arriva in Italia il vicepremier e ministro degli Esteri del Qatar Mohammed Al Thani

L’Italia rilancia la sua azione diplomatica ‘chiamando’ uno dei più potenti sponsor arabi del governo di Fayez Serraj, il Qatar. È infatti in arrivo in Italia il vicepremier e ministro degli Esteri qatarino Mohammed Al Thani, influente membro della famiglia reale dell’emiro Tamim Al Thani. Il premier Giuseppe Conte lo incontrerà stamattima insieme al titolare della Farnesina Enzo Moavero e non è escluso che sempre oggi atterri nella capitale anche il vicepresidente del Consiglio presidenziale del governo di Tripoli, Ahmed Maitig, uno degli uomini forti del presidente Serraj, esponente di Misurata, la città libica più potente a livello militare. Ma con l’intensificarsi degli sforzi diplomatici resta alta la tensione tra Roma e Parigi.

Mentre si rincorrono sempre più frequenti le voci sulla presenza di esperti militari francesi tra le fila dell’esercito del generale Haftar, oggi sia Matteo Salvini che Luigi Di Maio hanno alzato la voce, tornando a denunciare le ambiguità di Macron sulla Libia. A dare fuoco alle polveri è stato il ministro dell’Interno: “Stiamo lavorando affinché in Libia le cose non peggiorino. Speriamo che tutti i Paesi occidentali facciano lo stesso e non ci sia qualcuno che, come in passato, gioca alla guerra per interessi economici. In passato la Francia lo fece e speriamo che non stia ripetendo lo stesso scherzetto perché poi ne pagano le conseguenze tutti”. Meno diretto il vicepremier Luigi Di Maio: “Già nel 2011, quando l’Ue non è stata compatta, abbiamo pagato lo scotto di azioni singole in Libia. Allora la Libia è stata destabilizzata e l’Italia ha pagato per 5-6 anni lo scotto più grande di decisioni autonome singole di Stati europei che hanno interferito con le azioni che si stavano portando avanti in Libia. Mi auguro che non ci siano altre influenze europee nello scenario libico”.

Anche dall’opposizione si guarda con sospetto alla diplomazia francese tanto che Carlo Calenda ritiene addirittura giunto il momento di richiamare l’ambasciatore italiano: “Se la Francia sta giocando una partita diversa da quelle che sono le posizioni ufficiali dell’Ue noi dobbiamo andare fino in fondo, fino a ritirare l’ambasciatore”. Navigando in questo mare in tempesta e con il tempo che stringe, il premier Giuseppe Conte cerca di rimanere positivo e allargare gli spazi di mediazione: “L’Italia vuole avere un ruolo in Libia come lo ha sempre avuto. Che è quello di un Paese facilitatore per il processo di stabilizzazione e pacificazione dell’intero territorio. È la ragione per cui, pur dialogando con tutti, ovviamente sosteniamo quella che è l’azione delle Nazioni Unite”. Ma è difficile capire come si possa riallacciare un rapporto con Haftar, che non ha mai avuto un debole per l’Italia. Comunque, Conte non nasconde quale sia la principale preoccupazione del governo rispetto alla guerra civile libica: la riapertura di flussi massicci d’immigrazione. “C’è un serio rischio, un concreto rischio, di una crisi umanitaria che vogliamo scongiurare”, ha ammesso oggi, assicurando, però, che “se ci sarà una crisi umanitaria l’Italia saprà affrontarla”. La cabina di regia sulla Libia è aperta h 24 a Palazzo Chigi.

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