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CRISI IN VENEZUELA, MADURO VENDE L’ORO. GUAIDÒ VOLA IN BRASILE

Gli oppositori ai chavisti: “Basta intimidazioni, negoziati tra Venezuela e Colombia per riaprire le frontiere

Vanno avanti a oltranza i negoziati per la riapertura del confine tra Brasile e Venezuela, dopo gli scontri che si sono verificati lo scorso fine settimana, quando la Guardia nazionale bolivariana ha bloccato il passaggio dei camion con gli aiuti umanitari internazionali. Più di un centinaio di cittadini brasiliani sono stati autorizzati a lasciare la regione di Santa Elena de Uairén, in Venezuela, dopo una lunga trattativa tra le autorità dei due paesi: lo ha reso noto il ministero degli Esteri di Brasilia. Intanto, secondo un deputato dell’opposizione a Caracas, Angel Alvarado – citato dalla Reuters insieme a tre funzionari governativi genericamente identificati – l’oro della riserva è stato ritirato da furgoni del governo di Nicolas Maduro, la settimana scorsa, quando non c’erano guardie di sicurezza. “Contano di venderlo illegalmente all’estero”, ha detto Alvarado. Secondo l’agenzia, negli ultimi 12 mesi 23 tonnellate di oro delle riserve della Banca Centrale di Caracas sono state inviate in Turchia e altre 20 tonnellate sono state ritirate senza che si sappia che fine abbiano fatto. Questo lascerebbe il Venezuela con circa 140 tonnellate d’oro di riserva, la quantità più bassa registrata negli ultimi 75 anni nel paese latinoamericano. Circa l’80% delle abitazioni venezuelane si trova in condizioni di “insicurezza alimentare”, mentre l’89% delle famiglie non ha un reddito sufficiente a comprare cibo: è quanto rivela l’indagine nazionale sulle condizioni di vita della popolazione venezuelana (Encovi), secondo cui lo stipendio dei venezuelani nell’economia formale è di 6 dollari al mese.

Si rileva inoltre che la dieta dei venezuelani è sempre più povera e magra, perdendo in termini di qualità e varietà, anche a causa della vorace iperinflazione. Il calcolo è stato fatto prendendo come riferimento l’ultima revisione salariale e il tasso di cambio ufficiale più recente, si spiega nella ricerca, pubblicata dalla rivista venezuelana Dinero. Si registra inoltre una crescita del 51% del numero di famiglie povere e un aumento del 10% della disoccupazione tra il 2015 e il 2018, ha sottolineato Anitza Freitez, coordinatrice di Encovi e direttrice dell’Istituto di ricerca economica e sociale dell’Università Cattolica, Andrés Bello (Ucab). Freitez ha messo in guardia anche sulla crescita della mortalità infantile e sulla riduzione dell’aspettativa di vita alla nascita. Giornata di tensione e violenti scontri, con morti e feriti, al confine con il Brasile e la Colombia. Secondo dati di Brasilia, circa 11.800 brasiliani vivono in diverse città del Venezuela. Non tutti però hanno interesse a rientrare in patria, perché molti hanno doppia nazionalità e preferiscono rimanere nel territorio venezuelano. Il governo brasiliano mantiene suoi consolati in quattro città del Venezuela, tra cui Santa Elena do Uairén e Caracas. “Siamo contrari a un intervento militare” in Venezuela: “è ora che Maduro se ne vada”. Lo afferma il presidente del Parlamento Europeo, Antonio Tajani, criticando il messaggio negativo arrivato dall’Italia sul Venezuela. “Non è positivo schierarsi con Cuba”, afferma Tajani. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è stato chiamato a votare due bozze di risoluzione opposte sul Venezuela, una presentata dagli Stati Uniti e una dalla Russia. Entrambe, secondo fonti diplomatiche, sono destinate a fallire. Il testo americano chiede elezioni presidenziali libere e trasparenti e l’ingresso degli aiuti internazionali bloccati alla frontiera tra Colombia e Venezuela. La bozza russa, invece, spinge per una soluzione pacifica della crisi e sottolinea che per gli aiuti umanitari serve il via libera del governo Maduro. Russia e Cina, alleati di Maduro, porranno con tutta probabilità il veto sulla bozza Usa, ma anche il testo russo non riuscirà a ottenere i nove voti.

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