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DA SCHUMI JR A LARISSA, L’ESTATE DEI FIGLI D’ARTE

Ieri in campo anche Maldini e Weah jr, a Wimbledon esordio Borg

Nello sport si può correre, sudare, perdere o vincere ma col Dna non si scherza. Così, dire Mazzola o Maldini nel calcio, come Borg nel tennis o Verstappen nella F1, è da sempre sinonimo di una stessa poesia, quella raccontata dai padri e oggi tramandata dai figli. La storica “prima volta” di Mick Schumacher oggi in Formula 2, sul circuito dell’Hungaroring dove il papà Michael trionfò nel lontano 2004 in F1 con la sua Ferrari riassume la storia di generazioni di fenomeni che in questi anni stanno iniziando a scrivere nuovi capitoli.

L’estate 2019 verrà ricordata anche per questo, per la nuova ondata dei “figli d’arte” che si stanno affacciando alla ribalta, come ha raccontato pochi giorni fa anche l’oro della 17enne Larissa Iapichino, in pista neocampionessa europea Under 20 nel salto in lungo e nella vita figlia di papà’ Gianni, ex saltatore con l’asta, e mamma Fiona May, guarda caso anche lei medaglia d’oro nella stessa manifestazione nel 1987. La racchetta in mano se la sono invece tramandata Bjorn e Leo Borg, il primo icona del tennis mondiale degli anni ’70 e ’80 e vincitore di 11 Slam, e l’altro figlio della terza moglie, pronto a diventare professionista e che a soli 16 anni ha esordito quest’anno al torneo juniores di Wimbledon.

Questa estate è toccato invece a Daniel Maldini, secondogenito di Paolo, allungare l’epopea della famiglia, esordendo in prima squadra e portando alla terza generazione la saga dei Maldini, da nonno Cesare al padre Paolo. E poco conta il suo errore dal dischetto iri contro il Manchester United, nell’Icc a Cardiff, mentre il coetaneo Timothy Weah, terzogenito dell’ex pallone d’Oro, esordiva col Lille nell’amichevole contro la Roma. Poi ci sono storie dal destino inverso, figli d’arte che non hanno raggiunto i livelli sperati. Colpa, forse, di un nome troppo pesante da portare e che non trasforma per forza in campione anche un figlio.

 

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