DECRETO SICUREZZA BIS, A PALAZZO CHIGI PER NON LITIGARE SI AFFIDANO AL QUIRINALE

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Presidente, mettici una mano tu… E dopo i sussurri e le grida, dopo gli stracci volati tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini, dopo l’uso di Rosari e crocifissi a scopo propagandistico, dopo i fulmini partiti da Piazza San Pietro all’indirizzo del Leader dei gretti e degli ignoranti, onde evitare altri incidenti di percorso, le Parti in Lite hanno deciso di affidarsi al Silenzioso Inquilino del Quirinale.

È accaduto prima del Consiglio dei Ministri. Conte, Di Maio e Salvini si sono rivolti all’Arbitro per avere un parere preliminare sul Decreto Sicurezza bis del Leader della Lega, quello che prevede multe per quanti raccolgono naufraghi in mare, quello che – in altri termini – trasforma in reato i salvataggi.

È l’ultimo atto di una giornata trascorsa all’insegna delle polemiche.

“…E mò, se avete le palle, sfiduciatemi!”. Tradotto per il volgo, è questo il senso delle dure parole del premier Giuseppe Conte rivolte allo stato maggiore della Lega che attraverso Giancarlo Giorgetti lo aveva accusato di non essere più imparziale. Una sida, questa di Conte, in risposta a una accusa pesante, una accusa figlia delle tensioni scaturite dal caso Sea Watch e delle riserve espresse da Luigi Di Maio e dallo stesso Conte sul Decreto Sicurezza bis che – detto tra noi – non sarà mai approvato nei termini in cui lo propone Matteo Salvini.

Trasformare in reato il salvataggio dei disperati in mare viola – infatti – le leggi del mare, le leggi del diritto internazionale, le leggi del buonsenso e le leggi dell’etica. Il Decreto così concepito è un obbrobrio. E non a caso l’Onu ha duramente censurato la bozza del Documento.

Una tempesta politica di cui non è facile prevedere gli sviluppi. La portata dell’entità di uno strappo – quando fatto tra persone serie – spesso appare difficilmente ricucibile. E l’entità dello strappo tra M5s e Lega è appunto di quelle che lasciano il segno tra persone serie.

Già, tra persone serie… Particolare questo non trascurabile.

Ora, di fronte alle jacovelle e alle putecarelle (per i non napoletani “inutili tira e molla” e “piccole liti” – petit querelle ndr.) c’è chi scommette sulla riappacificazione tra i Soci di Governo all’indomani del voto europeo e c’è chi scommette su elezioni politiche anticipate. Quest’ultima scommessa è sostenuta anche in considerazione delle difficoltà che si profilano per confezionare il prossimo Bilancio dello Stato.

L’ipotesi di elezioni anticipate sembra essere rafforzata anche dai temi della campagna elettorale a cui hanno dato vita finora M5s e Lega. Lontane le tematiche europee, Di Maio e Salvini si sono concentrati soprattutto su aspetti di politica nazionale. Tanto da aver i Due dato – agli osservatori più acuti – l’impressione di avere già avviato la campagna elettorale per l’eventuale voto anticipato autunnale.

E il flop delle riunioni di oggi di un Cdm insolitamente a rate (i componenti il Governo si sono riuniti nel pomeriggio e in serata) conferma le difficoltà di dialogo tra i partner di Palazzo Chigi. Difficoltà acuite dalle parole di Giorgetti che hanno in sostanza etichettato “non più imparziale” il premier Conte.

Il tutto mentre il Filantropo leghista va sostenendo di salvare vite e di aiutare gli ultimi. È l’ultimo tormentone che il Leader dei gretti e degli ignoranti va declamando in tv…




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