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DI MAIO E SALVINI REMANO CONTRO LA CRISI. TEMONO DI FINIRE FUORI GIOCO

Primo, pararsi il culo! (per il lettore dai trascorsi oxfordiani, “Primo, tutelarsi da ogni rischio”, ndr). E’ questo l’imperativo categorico che accomuna Luigi Di Maio e Matteo Salvini. Un imperativo categorico dettato dal fatto che entrambi temono di porre fine all’esperienza governativa. Temono la crisi di Governo perché entrambi hanno paura di finire in quel buco nero che porta alla perdita di Ruoli di Primo Piano sulla scena politica, quello stesso buco nero che risucchiò Matteo Renzi. Per questa ragione, nonostante gli stracci che si lanciano l’un contro l’altro  – almeno nell’immediato – non intendono divorziare.

Salvini – come è noto – è angosciato dagli sviluppi del Russiagate. Non vuole rispondere alle domande del Parlamento perché teme di essere sbugiardato a stretto giro dai nuovi sviluppi dell’Inchiesta e dalle annunciate quanto temute nuove rivelazioni de L’Espresso. A cominciare da quelle contenute nel numero in edicola domani. Il Ministro dell’Interno sa bene infatti che un Politico scoperto ad ingannare i Rappresentanti del Popolo Italiano non ha scelta: deve togliere il disturbo e dedicarsi al giardinaggio.

Di Maio – dal canto suo – è invece spaventato dal fantasma dell’oblio. Sa che dopo i milioni di voti persi alle Europee soltanto il Ruolo governativo continua a tenerlo a galla. Una volta esaurita questa funzione, Giggino sa bene che gli resterebbero soltanto gli Ozii di Pomigliano… Ma Lui non ha la stessa vocazione di Cincinnato, l’Imperatore romano che – una volta ritiratosi – si dedicò alla coltivazione dei campi…

Intanto il fuoco continua a covare sotto la brace. A tenerlo vivo, il confronto sulle Autonomie e gli attacchi della Lega ai Ministri Cinquestelle Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli. Sulle Autonomie – riferiscono le Agenzie – i Governatori del Veneto e della Lombardia sono letteralmente infuriati contro il Premier Giuseppe Conte. Nient’altro che sceneggiate a meno di ventiquattr’ore dalla chiusura della cosiddetta finestra elettorale autunnale.

Il tutto mentre spuntano nuovi particolari sulla visita del Leader della Lega a Mosca compiuta l’anno scorso. Secondo quanto riferiscono gli spifferi, la sera precedente la riunione all’hotel Metropol di Mosca, il 17 ottobre 2018, il ministro dell’Interno cenò con Gianluca Savoini, il Leghista di lungo corso primo attore nella Trattativa sui presunti Fondi da far pervenire al Carroccio. Con Salvini e Savoini, al ristorante Rusky sito all’85esimo piano del grattacielo Eye – secondo questi spifferi – c’erano altre sei persone. Qualche ora prima – riferiscono ancora i bene informati –  al termine del convegno organizzato all’hotel Lotte da Confindustria Russia, il Leader leghista ebbe invece un incontro coperto dalla “massima riservatezza”. Non a caso scomparve dai radar mediatici per alcune ore. E’ quanto basta per alimentare nuovi e inquietanti interrogativi su quella trasferta del Vicepremier e sulla trattativa che proprio Savoini e altri due italiani – Gianluca Meranda e Francesco Vannucci, oggi entrambi indagati – stavano conducendo con tre cittadini russi per far arrivare finanziamenti illeciti alla Lega per 65 milioni di dollari attraverso la vendita di carburante.

E oggi è un altro giorno, avrebbe detto Rossella O‘Hara…

Ps. Nota per gli Ortodossi della Lingua Italiana. Nella stagione in cui si tende ad inibire e a limitare l’uso delle Maiuscole, vado controcorrente. E chiarisco: le Maiuscole presenti nel testo non contemplate dal corrente galateo linguistico sono volute, esse rappresentano una licenza grafica dell’Autore e intendono conferire la giusta importanza al ruolo della parola attenzionata dalla maiuscola.

 

 

 

 

 

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