“DIEGO MARADONA”, A CANNES IL DOCUMENTARIO DI KAPADIA

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Kapadia ricostruisce la vita e la carriera di Diego con 500 ore di materiale di repertorio

Questa volta il pibe de oro sulla Croisette non c’è stato, Cannes 72 ha dovuto fare a meno della sua preseza sulla Monté e des Marches di “Diego Maradona”, il documentario di Asif Kapadia presentato fuori concorso. Non era stato così undici anni fa, nel 2008, quando il festival aveva presentato un altro documentario sulla star del calcio “Maradona di Kusturica”, più che altro un ritratto firmato dal grande regista serbo, e il pibe aveva fatto spettacolo di sé. Ad ogni modo, l’hype sulla Croisette non è certo mancato, come sempre Maradona attira l’attenzione di fan, sportivi e media, tanto più che questa volta si tratta di un lavoro di repertorio, firmato da uno dei più apprezzati ritrattisti del documentario contemporaneo, l’inglese Asif Kapadia, al quale si devono i premiati lavori su Ayrton “Senna” e su “Amy” Winehouse.

In “Diego Maradona” Kapadia ricostruisce la vita e la carriera del pibe partendo da oltre 500 ore di materiale di repertorio, senza aggiungere interviste originali, ma solo lavorando su un apparato iconografico che, conoscendo la ben nota disponibilità di Maradona a farsi riprendere, non è certo scarso né di scarsa qualità. Il film è una cavalcata attraverso l’ascesa, la grandezza e la decadenza del mito del pibe de oro, con una ampia parte dedicata ovviamente ai sette anni trascorsi a Napoli, sul campo e nella città. Le immagini ricostruiscono la sua infanzia, quella di un ragazzino povero cresciuto tirando calci a una palla tra le baracche di Buonos Aires e arrivato ad essere la star mediatica mondiale che è stato, capace di incantare sul campo di calcio e di crollare nella vita privata. Il film si offre come un ritratto capace di affascinare chi generazionalmente è cresciuto nel mito di Maradona e di raccontare adeguatamente a chi non c’era la sua storia e la risonanza sociale avuta in tutto il mondo e in Italia particolarmente.

Kapadia focalizza la sua attenzione sulla parte che considera “la più intensa sia come uomo che come calciatore”, i sette anni trascorsi a Napoli, che lo portarono al top della scena mondiale, ma che lo coinvolsero in un clima che fu capace di segnarlo negativamente. Al film Maradona non ha preso parte personalmente, ma il suo coinvolgimento è stato in qualche modo ufficiale, se non altro per permettere alla produzione di attingere al grande archivio di immagini del calciatore. Kapadia ha trascorso diciotto mesi a parlare con Maradona, scavando nella sua storia e nella sua personalità. E le immagini più sorprendenti che il regista è riuscito a trovare, come dice lui stesso, sono quelle di un vecchio video commissionato dal primo agentedi Diego a due cameraman argentini negli anni ’80: i due filmarono il giovanissimo calciatore quando ancora era un ragazzino e giocava per il Boca Juniors, con l’intenzione di farne già allora un film per il grande schermo. Insomma le stimmate della star nei piedi di un calciatore.




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