DOPO CASO NOA IN OLANDA BOOM RICHIESTE EUTANASIA DALL’ESTERO 

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La 17enne olandese e la falsa notizia dell’eutanasia autorizzata

Le informazioni false sul caso della 17enne olandese Noa Pothoven hanno scatenato un boom di richieste di eutanasia provenienti dall’estero nella sola clinica dei Paesi Bassi che offre questo servizio. La tragica storia di Noa, morta il 2 giugno dopo avere smesso di mangiare e di bere, ha scatenato un’ondata di emozione nel mondo. Inizialmente alcuni media internazionali hanno riportato, sbagliando, che la ragazza era morta dopo avere chiesto e ottenuto l’eutanasia alla Levenseindekliniek dell’Aia. Alla notizia aveva reagito persino Papa Francesco, che su Twitter aveva scritto che “l’eutanasia e il suicidio assistito sono una sconfitta per tutti”. Ben presto è arrivata però la smentita, sia da parte della clinica, sia da parte delle autorità olandesi, sia dalla famiglia di Noa.

La 17enne olandese Noa Pothoven

“Noa ha scelto di non mangiare e non bere più. Vorremmo sottolineare che questa è stata la causa della sua morte”, hanno precisato i genitori. Ma questa settimana il telefono della Levenseindekliniek, a cui l’anno scorso Noa secondo la stampa locale si era rivolta, non ha smesso di suonare. “Solitamente riceviamo una o due richieste a settimana dall’estero per eutanasia”, spiega Elke Swart, portavoce della clinica. Giovedì, in un solo giorno “ce ne sono state 25”. Noa Pothoven soffriva di una grave depressione dopo essere stata vittima di violenze sessuali da bambina. L’adolescente, che l’anno scorso in un libro autobiografico aveva raccontato la sua lunga battaglia contro l’anoressia e una sindrome di stress post-traumatico, è morta domenica dopo avere scritto qualche giorno prima in un post su Instagram di avere “perso la voglia di vivere”. Nonostante dunque nella storia di Noa non ci sia stata eutanasia, il caso ha puntato i riflettori sulla clinica olandese. Aperta nel 2012, la Levenseindekliniek “non ha mai mirato a un turismo dell’eutanasia”, sottolinea il direttore Steven Pleiter. “Non è assolutamente il nostro obiettivo né il motivo per cui la clinica è stata creata”, afferma, prima di ribadire che “Noa ha deciso di porre fine ai suoi giorni smettendo di mangiare e bere” e “la Levenseindekliniek non è coinvolta”.

Situata in un quartiere ‘verde’ dell’Aia, la clinica è l’unica istituzione olandese a praticare l’eutanasia. Non lo fa nei suoi locali ma si appoggia a una rete di 140 medici e infermieri qualificati in tutto il Paese. Negli ultimi anni ha ricevuto fra 12mila e 13mila richieste di eutanasia, di cui circa 3.500 sono state accettate; fra queste nessun bambino, il paziente più giovane aveva 18 anni. “È molto raro che venga concessa l’eutanasia a un minorenne”, spiega il direttore Pleiter. L’Olanda è uno dei pochi Paesi in cui l’eutanasia è legale. Lo è dal 2002, in un quadro piuttosto rigido: bisogna avere almeno 12 anni e il consenso scritto dei genitori fino all’età di 16 anni; fra 16 e 18 anni il consenso dei genitori non è obbligatorio, ma secondo la legge devono “essere coinvolti nella decisione”. L’eutanasia è autorizzata solo in caso di sofferenza “insopportabile e senza prospettiva di miglioramento” di una persona malata, e almeno due medici devono certificare che non esista altra soluzione ragionevole per il paziente.




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