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È ARRIVATO CARNEVALE, GIÙ LA MASCHERA SIGNORE E SIGNORI. ALMENO PER OGGI!

Martedì grasso, giù la maschera. Amici, amanti, nani e saltinbanchi del Carnevale della vita, passionali delle lenzuola e amanti del vino buono, venite fuori. Manifestatevi a voi stessi, naturalmente. Ci vuole coraggio ad ammettere chi siamo in realtà. Ed oggi, giorno in cui si chiudono i festeggiamenti di chi allegoricamente vive sul carro dell’ipocrisia, la provocazione “giù la maschera” è un invito, facile facile, all’introspezione e alla ripresa del senso di dignità e amor proprio. “Così fan tutte” o “tutti”, fu la pia opera cinematografica di “brassiana” memoria che meglio seppe leggere vizietti consci o inconsci dei frequentatori dei baccanali di ogni giorno: lavoro, social e relazioni plastificate, proprio come certe maschere. Le pratiche di tutti i giorni, i baccanali, che da arcaici riti propiziatori, dove venivano praticati sacrifici animali e pratiche sessuali, si sono trasformati, nel copione della fiction di noi stessi. Social, set ideale per suggestive rappresentazioni del non-senso. Un altro comodo nascondiglio da noi stessi e dal chi siamo. Come diceva Oscar Wilde? “Ogni uomo mente ma dategli una maschera e sarà sincero”. La maschera a doppia esegesi, quella psicologica e quella letteraria. A  me che, indegnamente, scrivo queste poche righe, piace partire dalla prima lettura, quella psicologica del “Vangelo secondo i miei occhi”. La maschera rappresenta un “oggetto” molto usato in alcuni approcci psicoterapeutici.

In psicologia indossare una maschera è una metafora per distinguere i tipi di atteggiamenti tenuti in diverse situazioni esistenziali. Questo straordinario oggetto permette di mostrare un lato della propria personalità. Noi non siamo solo amici, compagni, lavoratori ma siamo l’essenza che interpreta tutti questi ruoli. La maschera è un meccanismo di difesa, innescato in seguito ad una situazione di forte dolore, che crea un vissuto di ferita emotiva profonda, avvenuto in tenera età. Se vogliamo, costituisce una parte strutturante della personalità, la parte più esterna e come tale, è costituita da modi di pensare, di agire, di sentire, di vedere le cose. La maschera serve per coprire le ferite, come quella del rifiuto, dell’abbandono, dell’umiliazione o del tradimento. E già, del tradimento. Queste ferite sono procurate dalle persone più vicine. La maschera, come nella tragedia greca, propone un personaggio, con modi di pensare, di parlare, di proporre il corpo, di camminare, di respirare. La diagnosi viene fatto proprio dall’osservazione di tutte queste variabili: corpo, linguaggio, pensiero, affettività. Ad esempio chi subisce l’abbandono indosserà la maschera del fuggitivo, come tentativo di ripristinare il proprio potere e volere. Poi c’è la maschera del drammaturgo siculo Pirandello.

La lettura che ne ha dato sembra la più calzante. Fa proprio al caso di queste poche righe, scritte a mani nude. Essere noi stessi implicherebbe accettare il peso del confronto, dibattere, affrontare conflitti e sperimentarne i danni, mettere in discussione le proprie idee con il pericolo che vengano demolite. L’uomo trova più facile e meno rischioso occultare il proprio volto dietro una maschera, vivere ai margini della mediocrità, senza abbracciare apertamente alcuna posizione. Chi non si mostra non ha il pericolo di perdere, dato che appare inattaccabile su ogni fronte. Chi non si mette in gioco non può stabilire autentici legami con l’altro, ma allo stesso tempo è in grado di adagiarsi sulle piume della quiete quotidiana. Ci illudiamo di comprendere appieno chi è di fronte a noi, fino a quando un evento casuale fa crollare immancabilmente il castello di carte che avevamo creato. Non ci resta così che raccogliere i cocci della casa. Insomma, è il momento di abbandonare le maschere e tentare di mostrare la nudità del proprio volto e cercare di costruire, come canta Nicolo Fabi. Costruire senza maschera è rinunciare alla “perfezione”. Così sia, per sempre.

 

“Ah si vivesse solo di inizi

Di eccitazioni da prima volta

Quando tutto ti sorprende e

Nulla ti appartiene ancora

Ma tra la partenza e il traguardo

Nel mezzo c’è tutto il resto

E tutto il resto è giorno dopo giorno

E giorno dopo giorno è

Silenziosamente costruire

E costruire è potere e sapere

Rinunciare alla perfezione”

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