Esclusiva Hashtag24News. GeVi Napoli, patron Grassi: “La gente comincia a capire la serietà del progetto”

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Sui progetti da Vicepresidente di Lega con delega al settore giovanile: “Bisogna ripartire presto, ho paura che i ragazzi possano disamorarsi del basket e smettere”.

Un libro aperto, Federico Grassi, un libro piacevole da leggere, con spunti interessanti in ogni pagina scritta con la calligrafia sicura di chi sa di aver creato qualcosa di solido e totalmente diverso dalle esperienze precedenti. Partito tra mille difficoltà, come ricorderanno gli assidui frequentatori del piccolo palasport di Casalnuovo in serie B, quando la mancanza di un’ambulanza fu presa quasi con rassegnata ironia mentre, oggi, è una tragedia, il progetto Napoli Basket è cresciuto a tal punto da convincere giocatori di serie A1 a scendere di categoria, ed il combustibile è la voglia di vincere di un presidente più forte degli ostacoli e dei pregiudizi che per anni avevano sedimentato nell’ambiente degli addetti ai lavori della palla a spicchi. Grassi si è concesso in esclusiva ai nostri microfoni con un’aura di serenità che è antitetica alle sparate ed ai proclami di vari predecessori, tra i tweet di Papalia (ricordate il famoso “PRESO!”?), le guerre intestine al Napoli Basketball, la scommessa di Balbi che affondò con tutti i debiti pregressi della Biancoblú Bologna, di cui aveva acquisito il titolo sportivo.

La Napoli di Grassi, ma anche di Tavassi ed Amoroso, come tiene a sottolineare, è un’isola felice, dove i giocatori arrivano certi di vivere una stagione in cui pensare solo al parquet, ed il presidente esprime orgoglio, parlando di quella credibilità riconquistata come primo vero obiettivo della sua gestione.

E poi c’è il Grassi tifoso, più vicino all’altalena di emozioni che vivono i supporters nei 40’ di gioco, che lui stesso tratta con “dolce severità” ripromettendosi di limitarlo, ma chi rinuncerebbe del tutto ai propri sentimenti?

Ora si apre anche il capitolo della delega della Lega Pallacanestro al settore giovanile; Grassi ne parla con misurata passione, senza coprire nemmeno i propri timori per l’evoluzione di un movimento messo alle corde dalla pandemia da covid-19.

 

Innanzitutto complimenti per la nomina a Vicepresidente del Consiglio di Lega, e per la delega al settore giovanile: che progetti ha in mente per rivitalizzare un movimento come quello italiano?

Purtroppo siamo fermi, ed è la cosa che più mi rammarica perché, con questa pandemia, non riusciamo a portare avanti tutto il settore. Speriamo di ripartire presto perché la mia paura è che, non giocando, questi ragazzi si possano disamorare del basket e lasciarlo. Il mio progetto è quello di interfacciarmi con i presidenti delle altre società per capire come valorizzare il settore giovanile italiano; ci proveremo, anche se al momento non riusciamo ancora a lavorarci perché siamo tutti inquadrati ad affrontare il problema covid.

Mi permetto di sfidarla sul dibattito eterno riguardo alle quote di italiani nei roster, le cito una frase di Gianmarco Pozzecco ai tempi dell’Orlandina, “non bisogna obbligare le società a giocare con gli italiani ma a vincere con gli italiani”, lei come si pone in merito alla questione?

Sono d’accordo, purtroppo siamo inseriti in un movimento globale europeo dove, senza americani, non puoi competere. Per me è una logica giocare con meno americani, come quando in A1 se ne schieravano solo due, e dare più spazio agli italiani; il mio sogno è quello di far debuttare, magari già quest’anno, qualche ragazzo delle giovanili.
È difficile perché, con la globalizzazione, per giocartela in Europa devi contare sugli americani, il problema è che, a volte, prendi americani di livello inferiore agli italiani perché sembra meglio avere 6 USA piuttosto che averne 3 per competere con gli altri.

Un tempo, nel basket, dire “Napoli” significava dire vertenze, lodi, stipendi non pagati, fallimenti, quanto ha pesato questa reputazione all’inizio della sua avventura? Come è cambiata la relazione con gli addetti ai lavori e quanto persiste il pregiudizio legato alle precedenti gestioni, anche alla luce del mercato importante di quest’estate?

Ad agosto 2018 ha pesato tanto, nessuno voleva venire a Napoli. Insieme al GM Mirenghi abbiamo dovuto lottare tanto per far capire che a Napoli le cose stavano cambiando; il primo anno abbiamo seminato tanto, però posso dire che abbiamo anche raccolto, riabilitando la reputazione di Napoli, ed in questo senso, la mia nomina a Vicepresidente di Lega fa capire il lavoro che abbiamo fatto in questi poco più di due anni. Sono contento del fatto che, parlando in maniera lineare, esponendo i progetti e facendo capire che ci sono soci seri – Tavassi ed Amoroso sono un appoggio importante, con Alfredo (Amoroso, amministratore delegato) m’interfaccio sempre – abbiamo ridato credibilità a Napoli e, questo, era il primo obiettivo che mi ero posto. Oggi non c’è più pregiudizio, parliamo con tutti i procuratori, loro stessi hanno voglia di venire a Napoli, ovunque sono andato – come a Cento per la Supercoppa – ho avuto complimenti da tutti, presidenti di altre società e procuratori, per aver riportato Napoli ad essere una piazza importante. Ora manca solo una piccola cosa (ride alludendo alla promozione), speriamo che arrivi…

Varie partite rinviate in A2 per ordinanze delle ASL di competenza, nonostante il protocollo adottato dalla Lega, crede sia possibile arrivare ad una sintesi tra la tutela del diritto alla salute e quella dello sport agonistico?

Innanzitutto bisogna precisare che la tutela della salute è la cosa più importante. Penso che quest’anno tutti noi presidenti dobbiamo darci un pizzico sulla pancia e scendere in campo anche con pochi titolari disponibili causa covid, bisogna fare tutti gli sforzi possibili ed immaginabili, è importante proseguire per il basket ma, in generale, per tutto lo sport.
Abbiamo avuto il vantaggio di essere considerati dal CONI al pari dei professionisti per portare avanti il campionato, ora sta a noi, nonostante i problemi e le difficoltà, far sì che questa stagione vada avanti. Stasera avremo un direttivo di Lega, siamo al lavoro per cercare di trovare soluzioni, non escludiamo di parlare con le ASL perché, se ci reputano professionisti, è giusto che il protocollo prevalga sulle ASL regionali. È chiaro che sta all’accortenza delle società tutelare la salute dei giocatori, noi abbiamo chiesto ai nostri ragazzi – anche se so che è molto difficile – di uscire solo per venire al campo o per motivi essenziali come fare la spesa, e così anche ai ragazzi aggregati alla prima squadra; è un grosso sacrificio, ma quest’anno o lo fai o rischiamo di trovarci impelagati in spiacevoli situazioni.

Finalmente si è sfatato il tabú dell’esordio, come ha visto i suoi domenica?

Li ho visti bene ma abbiamo ancora dei vuoti durante la partita, sono contento di aver sfatato il tabú della prima partita al terzo anno. Dobbiamo continuare su questa strada, teniamo presente che i ragazzi sono stati fermi 15 giorni per il contagio da covid, abbiamo fatto 3 partite in 5 giorni per la Supercoppa e poi abbiamo dovuto fare grossi carichi di lavoro nei 15 giorni precedenti l’inizio del campionato per recuperare un po’di forma, ci aspettavamo che ci potessero essere delle difficoltà. Ci aspettiamo anche di essere supportati, Napoli è una piazza esigente e, già all’intervallo, si sentivano parecchi mugugni, ma noi abbiamo costruito una squadra per stare in alto ed andare in Serie A. Il nostro girone è il più difficile dei due, è importante che i ragazzi lottino sempre tutte le domeniche per i tifosi che ancora non possono venire al palazzetto.

Lei è uno che sente molto la partita, tra il Grassi presidente ed il Grassi tifoso chi preferisce?

Il Grassi presidente. Il Grassi tifoso ogni tanto “perde la connessione”, però lo fa per il bene della squadra, perché vorrebbe sempre vincere la partita; però da quest’anno cambieranno parecchie cose perché, data anche la nomina a Vicepresidente di Lega, dovrò contenere il mio impeto e fare il presidente. Farò il tifoso vedendo la partita, però dovrà restare tutto nel rettangolo di gioco.

Oggi gli spalti sono vuoti per la situazione covid, sente, tuttavia, una crescita dell’interesse intorno alla squadra o questo latita ancora, come aveva lamentato durante la scorsa stagione?

L’interesse c’è, sono convinto che, quest’anno, potendo avere il pubblico, non dico che avremmo riempito il palazzetto ma sicuramente sarebbero venuti molti più tifosi perché la gente comincia a capire la serietà del progetto. Sui social c’è molta attività ma è chiaro che è diverso andare al palazzetto dal poter assistere alle partite solo tramite la tv, è difficile che chi è abituato al palazzetto, poi scelga la tv, anche perché è a pagamento ed è più difficile far vedere la partita; ora abbiamo fatto un accordo con Media Sport, canale 814 di Sky, che ci ha garantito che trasmetterà diverse partite di Napoli, anche chi non ha l’abbonamento LNP Pass potrà vederci. Tuttavia conto di fare i play off con il palazzetto pieno, speriamo di uscire presto dalla pandemia per poter realizzare quello che è un mio sogno.

Per concludere, Lei aveva già proposto Napoli come sede per la Coppa Italia di A2 lo scorso anno, crede ancora nella possibilità di organizzarla, magari in A1?

Stiamo aspettando di capire l’evoluzione del covid e se si farà la Coppa Italia. Qualora dovesse farsi in aprile, con la possibiltà di avere il pubblico, sarebbe bello farla qui, con Napoli tra le partecipanti. Sarebbe un primo evento per portare Napoli a livelli importanti; sono orgoglioso di aver riportato la Nazionale a Napoli, ultimo evento avuto in città prima di questa maledetta epidemia, e riempito il palazzetto come ai tempi di Maione, che è quello che vorrei vedere per Napoli.

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