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ETERNO BOB MARLEY, 39 ANNI FA MORIVA IL RE DEL REGGAE

Bob Marley, dagli esordi con i Wailers al successo planetario

L’11 maggio 1981, trentanove anni fa, la musica piangeva Bob Marley. Il cantante giamaicano, star del reggae, scomparve ad appena 36 anni a causa di un cancro. Era nato il 6 Febbraio 1945, nel villaggio di Rodhen Hall, distretto di St. Ann, sulla costa Nord della Giamaica da mamma giamaicana, Cedella Booker, e dal capitano dell’esercito inglese Norman Marley. “Mio padre era un bianco, mia madre nera, io sono in mezzo, io sono niente – era la sua risposta preferita quando gli domandavano se si sentisse un profeta o un liberatore – tutto quello che ho è Jah. Così non parlo per liberare i bianchi o i neri, ma per il creatore”.
Molti critici hanno sostenuto che Marley visse da orfano e che proprio questa condizione è la chiave per capire una sensibilità poetica fuori del comune. “Sono cresciuto con i ragazzi del ghetto. Non c’erano capi, solo lealtà uno verso l’altro”. È nel ghetto di Trenchtown, tra gli Israeliti che il giovane Marley coltiva la sua ribellione. Elvis Presley, Sam Cooke, Otis Redding, Jim Reeves i suoi primi ispiratori. E la prima chitarra costruita da sé con l’amico Peter Tosh. Marley, Tosh e Neville O’Riley Livingston costituiscono il primo nucleo dei “Wailers” (coloro che si lamentano). “Ho preso il nome dalla Bibbia. Quasi in ogni pagina ci sono storie di persone che si lamentano”.
Chris Blackwell, fondatore della Island Records, principale esportatore di reggae nel mondo, mise sotto la sua ala protettiva i “Wailers”, occidentalizzò il loro suono con l’uso di chitarre e sapori rock per portare fuori dalla Giamaica, senza snaturarne il messaggio, uno stile che vuole condurre alla liberazione del corpo e dello spirito e le cui radici affondano nella schiavitù della gente di Giamaica. Bob Marley & The Wailers continuarono ad espandere il loro successo prima con “Babylon By Bus” (registrazione di un concerto a Parigi), poi con “Survival”. Alla fine degli anni settanta Bob Marley And The Wailers erano la più famosa band della scena musicale mondiale. Il loro nuovo album “Uprising”, entrò in ogni classifica europea.
La salute di Bob, però, andava peggiorando. Nel 1980 prima svenne durante un concerto a New York, l’indomani collassò facendo jogging. Alcuni giorni più tardi fu scoperto che Bob aveva un tumore. Tenne un meraviglioso concerto a Pittsburgh, poi il tour fu cancellato. Trasportato da Miami al Memorial Sloan-Kettring Cancer Center di New York i medici diagnosticarono un tumore al cervello, ai polmoni ed allo stomaco. Si provò anche un trattamento in Germania ma tre mesi dopo, l’11 maggio 1981, Bob morì in un ospedale di Miami.
Il funerale di Bob Marley in Giamaica, tenutosi il 21 maggio 1981, potrebbe essere paragonato al funerale di un re al quale presero parte Primo ministro e leader dell’opposizione. Dopo il funerale il corpo fu portato al suo luogo di nascita, dove si trova tutt’ora all’interno di un mausoleo. Oltre a una eredità musicale, Marley ha lasciato un vero impero economico. Secondo la rivista Forbes, che ogni 12 mesi stila una classifica dei guadagni derivanti dalle attività legate alle celebrità morte (Top earning dead celebrities), Marley è al quinto posto con 20 milioni di dollari all’anno gestiti dalla moglie Rita e dai i suoi 11 figli. Il fil rouge che lega tutte le composizioni di Bob Marley è il tema della lotta all’oppressione politica e razziale e quella per l’uguaglianza.
Tra le canzoni più rinomate “Get up stand up” (1973), un grido di battaglia alla sopravvivenza così vero e sincero che sono stati tantissimi gli artisti di fama internazionale a farne una cover, come Bruce Springsteen a Rihanna; “No woman no cry” (1975), i cui diritti sono stati registrati a nome Vincent Ford, un amico d’infanzia di Bob, proprietario di un locale del paese in cui è nato, conosciuto per aiutare i più poveri nel momento del bisogno; “Is this love” (1978), il cui testo parla di amore e devozione, probabilmente dedicato a Rita, sua moglie; “Redemption song” (1980), un pezzo che riassume tutto quello che lui rappresenta ed ispirato ad un discorso del 1973 di Marcus Garvey ed affronta temi politici e sociali importanti con una musicalità incredibile.
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