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EXPORT, ACCORDO STORICO CON IL GIAPPONE: NAPOLI VENDERÀ SENZA DAZI

L’intesa riguarda ben il 94% dei prodotti italiani esportati in Giappone come vino, pasta e olio

Le aziende napoletane esportano in Giappone soprattutto pasta, farina e forni, Roma pomodori, olio di oliva e aceto, Milano invece generatori, macchinari per lavorare la legna e truciolato. Questi prodotti saranno più facilmente reperibili in Giappone, e soprattutto costeranno meno. Assieme a questi, anche il Gouda e la mozzarella e anche il vino. Ma in realtà l’accordo di libero scambio tra l’Unione Europea e il Giappone, entrato in vigore ieri e che rappresenta il più grande accordo commerciale bilaterale di sempre, comprende una gamma molto più vasta di prodotti e soprattutto darà un notevole impulso all’export europeo, in particolare al settore agroalimentare. L’accordo coinvolge oltre 630 milioni di persone e riguarda quasi un terzo del Pil globale: per ora circa 74mila imprese europee (di cui il 78% pmi) esportano in Giappone beni per oltre 58 miliardi di euro e servizi per 28 miliardi di euro. L’intesa garantirà un aumento delle esportazioni europee di beni e servizi fino al 13% che per i prodotti tessili arriverà ad oltrepassare addirittura il 200%. Dopo la Cina, il Giappone è infatti il secondo partner commerciale asiatico dell’Ue e il sesto in termini assoluti.

Le imprese giapponesi in Europa impiegano attualmente più di mezzo milione di persone e, insieme, le due aree compongono più di un terzo dell’economia mondiale. Il volume di scambi tra le due aree aumenterà notevolmente e si amplierà. Ad esempio, con l’eliminazione dei dazi le società europee risparmieranno oltre un miliardo di euro l’anno e per quanto riguarda le nostre esportazioni – per fare qualche esempio – verranno eliminati del tutto i dazi su alcuni formaggi a pasta dura (come Gouda e Cheddar), mentre per i formaggi freschi, come mozzarella e feta, verrà stabilita una quota fissa e non tassata di importazioni. Non ci saranno più tariffe a gravare sulle esportazioni di vino mentre diminuiranno sensibilmente i dazi sulla carne bovina. Il prodotto agricolo della Ue più esportato in Giappone, la carne di maiale, beneficerà dell’esenzione dai dazi (in casi di carne suina trasformata) e di dazi ridotti dal 38,5% al 9% in 15 anni (in caso di carne fresca). Inoltre, verranno migliorate le norme a tutela di oltre 200 prodotti europei di alta qualità (le indicazioni geografiche). Tra questi: il Prosecco, lo Speck Tirolese, il Roquefort e l’Aceto Balsamico di Modena. In pratica, il paese del Sol Levante eliminerà i dazi sul 94% di tutte le importazioni provenienti dall’Unione europea, incluso l’80% di tutti prodotti ittici e agricoli. Da parte sua, l’Unione europea cancellera’ le imposte sul 99% delle merci giapponesi, garantendo, tra l’altro, una maggiore apertura distribuita su un periodo di 8 anni per il mercato automobilistico, e nell’arco di 6 anni sugli apparecchi televisivi. Fa eccezione il riso, prodotto altamente simbolico per i giapponesi, che viene escluso dall’accordo. Per quanto riguarda l’Italia, il Giappone è il sesto partner commerciale dell’Italia, che esporta beni per 6,5 miliardi e ne importa per 4 miliardi, registrando un surplus di ben 2,5 miliardi. In tutto sono 14.921 le compagnie italiane che vendono i loro prodotti in Giappone, di cui l’83% sono Pmi, e queste esportazioni,aiutano a sostenere 88.806 posti di lavoro. “L’Europa e il Giappone mandano un messaggio al mondo sul futuro del commercio aperto ed equo”, ha esordito il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker.

I benefici per l’export europeo deriveranno anche dall’eliminazione delle imposte nei settori farmaceutico, dei trasporti, dei servizi finanziari e delle telecomunicazioni.

L’accordo inoltre garantirà il trattamento non discriminatorio delle imprese europee che operano nel mercato degli appalti di 48 grandi città giapponesi, pari a circa il 15% della popolazione nipponica ed eliminerà gli ostacoli attualmente in vigore sugli appalti nel settore del trasporto ferroviario.

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