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FREUD L’ERETICO, OGGI SULLA RAI “L’UOMO MOSÈ E IL MONOTEISMO”

Il programma su Freud alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia

Tra Sigmund Freud e la chiesa cattolica è guerra aperta fin dall’inizio. Ancora negli anni ’50 il Vicariato di Roma, la diocesi di Pio XII, definiva ‘peccato mortale’ il fatto che un cattolico si rivolgesse a uno psicoanalista. Le opere di Sigmund Freud – che aveva studiato le religioni e le considerava una sorta di narcotico con cui l’uomo controlla la propria angoscia – erano messe all’Indice. Un cambiamento avviene sotto il pontificato di Paolo VI, con l’ammissione che c’è un ruolo, se non per la psicoanalisi, almeno per la psicologia. Ne parlano il professor Alberto Melloni e Paolo Mieli a ‘Passato e Presente’, il programma di Rai Cultura in onda oggi 10 maggio alle 13.15 su Rai 3 e alle 20.30 su Rai Storia. Lo studioso ha molti dubbi sulla sua pubblicazione perché le conclusioni esposte nel libro contengono la confutazione, a partire dall’identità di Mosè, della coscienza nazionale ebraica. La figura di Mosè aveva già impegnato Freud anni prima, con la pubblicazione de ‘Il Mosè di Michelangelo’, non un saggio psicoanalitico sulla figura del patriarca ebraico, ma una relazione, una rivelazione confidenziale, intima, delle impressioni di Sigmund Freud davanti a ‘quel Mosè’, rappresentato nell’atto di rinuncia a dar corso alla sua rabbia e distruzione delle tavole della legge. 

L’uomo Mosè e la religione monoteistica si  compone di tre parti scritte tra il 1934 e il 1938, pubblicate come un unico libro nel 1939 ad Amsterdam, sotto il titolo Der Mann Moses und die monotheistische Religion. È l’ultimo libro pubblicato dal “padre della psicoanalisi”, che morì pochi mesi dopo, all’età di 82 anni, mentre era rifugiato a Londra. In esso, Freud discute le origini del monoteismo, offrendo la sua opinione sulle vere origini di Mosè, e del suo rapporto con il popolo ebraico. Il libro è un’estensione del lavoro di Freud sulla teoria psicoanalitica come mezzo per generare ipotesi su avvenimenti storici. Freud aveva similmente impiegato la teoria psicoanalitica per la ricerca storica nell’opera Totem e tabù. L’interesse di Freud per l’antico Egitto si è manifestato in un’impressionante collezione di antichi manufatti egizi; una selezione di piccoli bronzi era infatti sempre in mostra sulla sua scrivania, sia a Vienna che a Londra. L’uomo Mosè e la religione monoteistica è stata un’opera audace e fantasiosa, ampiamente discussa e ideatrice di grandi controversie tra gli specialisti. 

Freud nel suo saggio effettua un parallelismo tra l’evoluzione del popolo ebraico e i casi di nevrosi individuale, argomento che tratta anche in Totem e tabù e ne Il disagio della civiltà. Il padre della psicoanalisi sostiene che Mosè non fosse ebreo, ma in realtà un egiziano di antica nobiltà che trasmise al popolo ebraico la religione monoteista del faraone Akhenaton (o probabilmente fu Akhenaton stesso a farlo). Gli ebrei, sempre secondo la tesi di Freud, assassinarono Mosè, abbandonarono la religione che questi aveva loro trasmesso e collettivamente dimenticarono quanto avevano fatto. Freud spiega che diversi anni dopo l’assassinio di Mosè, i ribelli avessero deplorato la loro azione formando così il concetto di Messia, come speranza per il ritorno di Mosè come Salvatore degli Israeliti. Freud sostiene che il senso di colpa per l’omicidio di Mosè venne ereditato attraverso le generazioni; fu proprio questo senso di colpa che poi spinse gli ebrei alla creazione della religione, affinché potesse farli sentire meglio diminuendo la riprovazione per ciò che avevano fatto.

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