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GeVi Napoli, Monaldi a LNP: “Al palazzetto si vede tanta passione. Mi sarebbe piaciuto giocare i playoff”.

Diego Monaldi, playmaker della Generazione Vincente Napoli Basket

Nel corso della rubrica “A casa di…”, ideata dalla Lega Nazionale Pallacanestro, il play della Generazione Vincente Napoli Basket, Diego Monaldi, ha parlato delle difficoltà che sta causando il Covid19: “Sto bene e sto passando la quarantena a Napoli. Speriamo che questa situazione passi il più presto possibile”.

Il discorso si sposta sul suo vissuto nelle giovanili della Montepaschi Siena, delle sue avventure (e vittorie) nelle nazionali giovanili, e del suo rapporto con allenatori del calibro di Simone Pianigiani e Pino Sacripanti: “Sono andato via da casa molto presto e ho avuto la fortuna di giocare nelle giovanili della Montepaschi Siena, che negli anni ha fatto qualcosa che pochissime squadre al giorno d’oggi sono riuscite a ripetere. Ho avuto la fortuna di giocare 4 europei giovanili, e di confrontarmi con ragazzi più grandi. Queste esperienze mi hanno gratificato. Quello che mi ha formato di più sono stati gli allenamenti con campioni della prima squadra, quando Siena era tra le migliori 8 d’Europa. Pianigiani? Ha speso tanto tempo con i giovani e si arrabbiava di più con noi. La prima cosa che mi ha insegnato è la mentalità. Tutto quello che ha fatto mi è servito a crescere. Con sacripanti ho vinto l’Europeo under 20 a Tallin, quando in pochi si aspettavano quel risultato. Abbiamo fatto un percorso che è stato unico e ritrovarmelo come allenatore a Napoli mi ha fatto molto piacere. La cosa che mi colpisce di lui è che sta sempre sul pezzo e non passa giorno in cui non ti lascia qualcosa, sia sotto l’aspetto tecnico, sia in quello mentale”.

Monaldi continua il suo discorso sull’esperienza vissuta con i colori azzurri: “Quest’anno è stato particolare, perché quella di Napoli è stata un’avventura iniziata appena due anni fa, grazie a delle persone che credono in questo progetto, cosa che mi ha convinto sin da subito. Non siamo partiti bene perché eravamo una squadra nuova. Da quando è arrivato coach Sacripanti abbiamo raddrizzato la barca. Non è stato facile perché ci sono stati tanti cambiamenti anche durante l’anno, ma la cosa bella è che qui si respira aria di basket. Ero piccolo quando Napoli era in A, e ricordo alcune leggende come Morandais, che qui hanno fatto la storia. Al palazzetto si vede la passione e mi dispiace non aver giocato i playoff per i tifosi, che stanno aspettando con tanta pazienza di rivivere quei momenti di tanti anni fa, e per la società, che sta avendo tanto coraggio in questo progetto. Mi sarebbe piaciuto giocare la post season e vedere come sarebbe andata. Mi ha fatto piacere l’attaccamento al club, nonostante il calcio prenda il sopravvento come in tutte le grandi città e il fatto che ci sia tanto seguito, nonostante le difficoltà degli anni passati”. Infine, una battuta sui suoi trascorsi in Serie A1: “La Serie A e serie A2 sono due campionati differenti, lo spiegano soprattutto le differenze fisiche e tecniche, perché ci sono giocatori stranieri più esperti . La Serie A1 devi essere più specialista e conta l’approccio alla partita.”

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