GEVI NAPOLI – OPENJOBMETIS VARESE A RAGGI X: Al PalaBarbuto duello tra opposti stati d’animo.

Azzurri in piena crisi e senza certezze, i biancorossi ora sognano.

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Come il giorno e la notte, la GeVi Napoli e l’Openjobmetis Varese si preparano alla gara in programma oggi, ore 20, sul parquet del PalaBarbuto.

Sembra quasi uno scherzo del destino, le due squadre si sono scambiate i ruoli rispetto all’andata, con Napoli che arrivava a Masnago forte di una serie positiva aperta e dell’entusiasmo per l’arrivo di Jeremy Pargo e Reggie Lynch, mentre i biancorossi arrancavano in coda alla classifica ed affrontavano turbolenze nell’ambiente.

 

QUI NAPOLI

Ancora in dubbio Luca Vitali, uscito anzitempo dalla gara di Cremona, in casa GeVi a tenere banco sono le polemiche per il momento difficile attraversato dalla formazione di coach Sacripanti.

Poco comprensibile il ritrovarsi con soli 4 stranieri in distinta, dopo aver pagato la luxury tax per il 6+6, molto sedimentata l’idea che, con il famoso quinto straniero da aggiungere sugli esterni, i partenopei avrebbero potuto espugnare il PalaRadi, dove è arrivata una sconfitta dopo l’overtime.

A preoccupare sono le problematiche di inizio anno, ritornate prepotentemente all’ordine del giorno dopo essere sparite nel corso della striscia positiva che aveva portato gli azzurri addirittura al terzo posto.

Una squadra lenta ad ingranare, quella partenopea, come dimostra lo 0-10 di partenza alla Segafredo Arena, ma ancor di più il 21-5 con cui la Vanoli Cremona aveva indirizzato la gara già nella prima frazione di gioco, prima della veemente riscossa firmata McDuffie-Velicka.

Una GeVi che continua a perdere palloni sanguinosi con i giochi a due che dovrebbero pescare il lungo sotto canestro, ma che vengono sempre più spesso letti dalle difese avversarie o sprecati da passaggi fuori misura o ricezioni carenti.

8 sconfitte nelle ultime 9 partite gravano sul morale di squadra e piazza, Pino Sacripanti chiede di recuperare la simbiosi che aveva lanciato i suoi nei quartieri nobili della Serie A: “Veniamo da una partita molto strana, quella di Cremona – ha dichiarato ai microfoni di Kiss Kiss Napoli, analizzando l’ultima partita disputata – Abbiamo iniziato male, poi abbiamo recuperato, perdendo poi la gara per episodi. La squadra ha dato segnali di vita importanti, combattendo fino alla fine”. Poi l’appello: “Adesso dobbiamo preparare la partita con Varese, consapevoli di dover giocare un match continuo per 40 minuti e non a sprazzi come successo nell’ultimo periodo. Dobbiamo compattarci e dare tutto quello che abbiamo. La partita con Varese avrà un valore molto importante. Mancano 10 partite alla fine del campionato, 6 saranno giocate a Napoli. Credo che il nostro destino sarà deciso al PalaBarbuto, adesso è il momento di riempire il palazzetto. I napoletani dimostreranno ancora una volta il loro calore, come hanno fatto sempre quando chiamati a raccolta. Abbiamo bisogno di tutti per creare un clima caldissimo che possa aiutare i nostri giocatori. Nei momenti più difficili si deve stare insieme, servirà tanta gente per darci una mano. Ne abbiamo realmente bisogno.”

 

QUI VARESE

Qualche giorno di riposo in più per l’Openjobmetis, in campo solo nello scorso weekend contro la Vanoli Cremona, vittoria per 82-70, sesta nelle ultime 7 gare.

La formazione di Johan Roijakkers si presenta al PalaBarbuto in massima fiducia; l’idillio tecnico tra il coach olandese ed i suoi giocatori non accenna ad esaurirsi, anzi si è rafforzato con la sconfitta subita ad opera della Virtus Bologna (80-81), dando consapevolezza ai biancorossi della forza delle loro idee.

Una squadra, quella varesina, che ha sovvertito le proprie gerarchie, affidandosi all’imprevedibilità di Marcus Keene, ma anche alle forze italiane del roster, forse troppo trascurate da Vertemati.

L’addio di Alessandro Gentile ha confermato come Roijakkers sia un elemento alieno al movimento cestistico italiano: nessun riguardo per lo status di questo o quel giocatore, spazio a chi se lo merita, anche se viene dalla Serie A2, come il caso di Thomas Woldetenseae, da poco arrivato da Chieti.

L’azzurro di origini eritree ha parole al miele per il suo coach: “Non si finisce mai di imparare; mi piace che coach Roijakkers sia così tanto meticoloso e concentrato sui dettagli. Sembra poco, ma alla lunga sono proprio queste le cose che portano a certi risultati”.

Sul fattore ambientale, il numero 8 biancorosso ha le idee chiare: “A mio parere il pubblico è sempre un fattore chiave, sia quando ce l’hai contro che quando è a tuo favore. Contro Cremona tutti i nostri tifosi ci hanno supportato fin dalla palla a due trasmettendoci tantissima energia. È stato bello e piacevole avere vivere questa atmosfera”.

Chiosa finale sulla gara contro la GeVi: “Non dobbiamo distogliere lo sguardo dal nostro obiettivo; sarà un match estremamente duro ma non vediamo l’ora di alzare i pugni e combattere”.

 

L’AVVERSARIO

La forza di questa Varese sta nella versatilità: perso un totem come John Egbunu sotto canestro, la formazione biancorossa si è reinventata intorno a pochi punti cardine: energia, bidimensionalità e lotta per avere minuti in campo.

Lo dimostra la crescita nei minutaggi di Ferrero, Librizzi e Virginio, il coinvolgimento di Caruso, il non aver patito l’addio di giocatori chiamati ad essere i perni del progetto come Gentile, Kell e lo stesso Egbunu.

L’Openjobmetis è un gruppo granitico in cui le individualità vengono fuori volta per volta a seconda dei bisogni del momento: può essere la serata di Keene, realizzatore di striscia capace di partite perfette e di altre in cui non segnerebbe nemmeno nel cratere di un vulcano, o quella di Sander-Vene, giocatore capace di colpire con costanza da svariate posizioni e solido nella lotta a rimbalzo.

Spesso è la serata di Paulius Sorokas, vecchia conoscenza della GeVi, vista la sua militanza a Chieti nella scorsa stagione. Il lungo lituano non è un centro puro, ma l’esperienza in A2 l’ha aiutato ad adattarsi anche a questo ruolo.
Dinamismo, atletismo e doppia dimensione fanno di Sorokas un cliente scomodo su molte zone della metà campo difensiva, rendendolo difficilmente limitabile.
Per Zerini e Totè si tratta di un esame complicato, soprattutto nelle uscite che il baltico è solito fare per prendersi comodamente il tiro pesante.

Occhio anche a Guglielmo Caruso, ex di turno non molto rimpianto alle falde del Vesuvio; il periodo passato in NCAA ha fatto crescere ulteriormente il lungo visto a Napoli nell’anno di A2 sotto la gestione Ruggiero e finito con la retrocessione in B.

 

LE CHIAVI

Molto del lavoro difensivo della GeVi andrà fatto all’interno dell’area, dove la formazione di Roijakkers ha tirato con percentuali vicine al 60% nelle ultime 3 gare, superando abbondantemente questa quota (65.2%) nella sfida vinta contro Reggio Emilia.

Occhio anche alla circolazione di palla: l’Openjobmetis ha sensibilmente ridotto il numero di palle perse, arrivate in doppia cifra soltanto in due delle ultime 7 gare.

Un punto da cui partire può essere la predominanza fisica dei due playmaker azzurri Velicka e Vitali, salvo assenza di quest’ultimo, su Keene, giocatore che può andare in difficoltà nell’affrontare playmaker della stazza dei due azzurri.

Tanto dipenderà anche dalle condizioni di Jason Rich: affrontare Beane potrebbe essere una delle chiavi di volta della gara. Se Rich è quello di un paio di mesi fa, il 7 biancorosso avrà grossi problemi.

Occhio, infine, alla situazione falli: Varese, come Napoli, non dispone di un roster chilometrico e potrebbe patire un prematuro carico di sanzioni arbitrali.

 

L’ULTIMO PRECEDENTE

“Era de…marzo”, anche nel lontano 2008, anno dell’ultimo incontro tra Napoli e Varese, anche se si parla di una Napoli diversa.

Nel tardo inverno del PalaBarbuto fu vittoria dell’Eldo, crollata sotto di 13 a fine primo quarto, prima del riscatto firmato da un Jumaine Jones da 24 punti e 9 rimbalzi, ben coadiuvato dal solito, straordinario Sindaco Mason Rocca, capace di mettere a referto una doppia doppia da 14 punti e 13 rimbalzi, di cui ben 7 catturati sotto il canestro avversario.
Varese, ai tempi sponsorizzata Cimberio, affonda nel secondo tempo, colpita da 30 punti subiti nel solo terzo quarto, nonostante la doppia doppia del panamense Lloreda (14+12r) ed i 18 punti di Delonte Holland.

Fu anche il ritorno al PalaBarbuto di uno dei pochi acquisti sbagliati dell’era Maione, quel Tierre Brown che era stato chiamato a raccogliere l’eredità di un certo Lynn Greer…

Ci sarebbe un altro precedente, di una stagione che non siamo soliti prendere in considerazione in quanto quella di Papalia era Rieti che giocava a Napoli.

Bisogna andare al dicembre del 2009, decima giornata di campionato. Una partita che verrà ricordata per il famoso tiro di Tsaldaris dato da 2, ma anche per la tripla da centrocampo di Morandais che fissò l’81-84, un finale di partita che sancì, sostanzialmente, la fine dell’esperimento Papalia.

Ad oltre 12 anni di distanza c’è chi considera quel canestro, e che a farlo fosse proprio un ex idolo del PalaBarbuto, un atto di clemenza che pose fine ad un’agonia che colpì Napoli, certo, ma anche Rieti.

 


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