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Gioia Tauro, tendopoli in fiamme, emigrante carbonizzato

Tragedia nella notte nella piana di Gioia Tauro, dove un giovane è morto carbonizzato a causa di un incendio sviluppatosi nella tendopoli di San Ferdinando. Stando alle prime ricostruzioni il rogo, che ha distrutto 2 baracche, si sarebbe sviluppato a causa di un fuoco acceso in una delle baracche da alcuni migranti per riscaldarsi dal freddo della notte.

Muore a Gioia Tauro Suruwa Jaite, un 18enne migrante del Gambia

Rabbia e disperazione dove ancora una volta il fuoco ha ucciso un uomo. Un morto da piangere con una fine assurda. Questa volta un braciere acceso per scaldarsi, in una notte gelida, una delle tante che si vivono nelle tendopoli, è stata la causa di quest’ultima tragedia. È questo accade a chi è costretto a dormire a terra, riparato solo da una tenda sottile e per il giovane Suruwa è stato fatale. Da quello che si apprende dalle agenzie di stampa, nella tendopoli la tensione è salita alle stelle. Diciotto anni compiuti da poco, “Sparo”, così lo chiamavano gli amici, al freddo della notte della Piana non era abituato. Non viveva lì. Arrivato dal Gambia da solo ancora minorenne, da tempo era inserito nel progetto Sprar di Gioiosa Ionica, sulla costa jonica reggina, ad una cinquantina di chilometri da San Ferdinando. Partecipava alle attività, era l’anima di un laboratorio artistico. Il giovane non viveva in quella tendopoli. Suruwa andava spesso a trovare amici e comprare cibo nei piccoli bazar  che nel tempo sono nati nella tendopoli. Questa notte in poco tempo il fuoco ha divorato ben otto tende. A nulla sono valsi gli allarmi lanciati dagli abitanti. Il giovane Suruwa non c’è  più. Morto da solo, carbonizzato, in una notte di dicembre dove l’unico suo desiderio era solo quello di trovare calore.

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