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I BAMBINI E LA PAURA DI GUARDARSI NEGLI OCCHI, BIANCO ILLUSTRA LA “DMT”

La danza movimento terapeuta aiuta i bambini a gestire le relazioni

La principale paura dei bambini è guardarsi negli occhi. La conferma viene da chi ci lavora con i minori, ma lo fa usando un modello comunicativo differente. A parlare è Antonella Bianco, una “danza movimento terapeuta” dell’Asp di Castelvetrano, vicono Trapani, che utilizza il modello evolutivo a mediazione corporea dell’Istituto di Ortofonologia (IdO), il progetto Tartaruga, e che contemporaneamente promuove nelle scuole esperienze integrative sulla Danza Movimento Terapia (DMT). “In quest’ultimo periodo ho lavorato con 54 bambini di 9 e 10 anni e abbiamo trascorso un momento abbastanza lungo nella costruzione di un grande cerchio – racconta Bianco – che è diventato il nostro rituale di apertura dei lavori. Stiamo semplicemente seduti in cerchio, in ascolto del nostro respiro e nella possibilità di guardare l’altro. Sostare, poggiare i propri occhi negli occhi dell’altro, per i nostri bambini è una grandissima difficoltà. Le maestre ci narrano che dopo due anni di percorso- ricorda la danza movimento terapeuta- le capacità relazionali e di accoglienza dei bambini si sono trasformate”.

Per sentire il corpo “i minori spesso ricorrono alle sostanze, non solo per fuggire alle emozioni, ma per sentire di esistere. Lo vediamo in questa moda dei tagli o nella necessità compulsiva di una condivisione costante sui social. Non riescono a sentirsi – rimarca Bianco– scappano via, non c’è il tempo di dedicarsi all’ascolto di sé e dell’altro. Spesso nemmeno gli adulti riconoscono questo tempo e questo diritto, c’è solo una richiesta continua di prestazioni che sfugge al sentimento dell’accettazione dell’altro. I ragazzi hanno bisogno di essere accolti, accettati e riconosciuti”. Ecco che i bambini che conoscono le proprie emozioni e i preadolescenti che sono “capaci di stare su un piano di assertività, definizione di sé e riconoscimento dell’altro, che riescono a stare all’interno di un gruppo con competenze relazionali integrative, ma anche differenziate rispetto alla propria individuazione, sono minori che possono scegliere in maniera più serena. Lavorare nelle scuole con la DMT può aprire varchi importanti di una comunicazione profondamente autentica, e non solo verbale, che incarna un modo diverso di stare nella comunità- continua Bianco- diventando così una costruzione di ulteriori fattori di protezione”.

Da qui l’idea di applicare la DMT all’area delle dipendenze patologiche, perché dà risultati in chiave preventiva se il lavoro parte dalle scuole elementari. “La mediazione corporea integra i bambini di una regolazione emotiva, dà loro la possibilità di stare nel corpo, costruisce degli schemi di struttura che permettono un’apertura relazionale, una capacità di stare con gli altri o una diversa modalità di stare nel mondo. Questo approccio diventa uno strumento di prevenzione nei giovani rispetto alle possibilità di sviluppare comportamenti a rischio e di dipendenza in generale”, sottolinea Bianco. Per tutti è difficile dialogare con le proprie emozioni. “Spesso preferiamo negarle e non stare nel corpo – aggiunge la danza movimento terapeuta- fuggiamo in percorsi mentali che ci ingannano. Le emozioni muovono, creano tachicardia, mal di pancia e tanto altro ancora, ecco perché bisogna riconoscere i passaggi che le emozioni scavano dentro il corpo, per accoglierle, renderle fluide e raccontarle. Sovente il bambino quando vive un’emozione viene colto dal sentimento di vergogna, dal timore di essere diverso. È importantissimo per i più piccoli riconoscere che le loro stesse paure e sensazioni sono vissute anche dall’altro e capire che sono universali”.

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