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INIZIA OGGI LA FASE 2, L’ITALIA TIRA LA TESTA “FUORI DAL BUNKER”.

Conte: “La ripartenza del Paese è nelle nostre mani”

Bisognerà tenere a mente i numeri dell’epidemia da Covid-19 di questo 4 maggio, giorno in cui l’Italia tira fuori la testa dal bunker delle proprie abitazioni per inoltrarsi nella prima parte della Fase 2, che vedrà il ritorno al lavoro di circa quattro milioni e mezzo di persone. Il passo iniziale verso l’auspicata normalizzazione dopo la bufera coronavirus è accompagnato dall’appello del premier Giuseppe Conte al senso di responsabilità di ogni cittadino, affinché con l’applicazione scrupolosa dei cosiddetti gesti barriera si riesca a evitare una risalita dei contagi. “La ripartenza del Paese è nelle nostre mani. Tocca a noi decidere se vogliamo che sia risolutiva e definitiva. Se vogliamo evitare dolorosi passi indietro adesso più che mai servono collaborazione, senso di responsabilità, rispetto delle regole da parte di tutti”, dichiara il premier in un’intervista al Corriere della Sera, in cui rileva che quella attuale “non è una fase meno complessa di quella che si sta chiudendo, ma finora la risposta della popolazione è stata molto efficace e confido continui ad esserlo”.

Il pericolo però è dietro l’angolo dato che abbiamo a che fare con un nemico invisibile che si manifesta quando ormai è troppo tardi per arginarlo efficacemente. Per cui sarà senz’altro utile, come detto, appuntarsi il dato del bollettino diramato ieri dalla protezione civile sullo stato dell’epidemia nella penisola, perché la prova del nove che la ripartenza sarà filata più o meno liscia la si avrà non prima di una quindicina di giorni, proprio tramite il confronto tra i dati di adesso e quelli di allora. Ebbene, ieri si è registrata, nell’arco delle 24 ore, una netta discesa dei nuovi casi e dei decessi. In particolare, sono stati diagnosticati solo 1.389 ulteriori contagi, che rappresentano il dato più basso dal 10 marzo, giorno di proclamazione del lockdown, mentre i morti sono stati 174, ed è anche questo il numero più basso a partire dalla stessa data. Positivo anche l’ulteriore alleggerimento delle presenze nelle terapie intensive: -115. 

Venendo alla situazione nelle regioni più colpite, si evidenzia una alla situazione stabile relativamente ai nuovi casi in Lombardia (-526 in un giorno, appena 7 in meno di sabato), mentre scendono nettamente in Piemonte da 495 a 251, e in Veneto dove i nuovi casi sono stati solo 58 meno della metà di quelli notificati sabato. Complessivamente, in Italia vi sono al momento 100.179 individui positivi al Covid-19 (con un decremento di 525 unità tra sabato e ieri e su un totale di più di 210mila diagnosi dall’inizio dell’epidemia). Ecco dunque i numeri che sarà doveroso rispolverare da metà maggio per comprendere l’andamento della alla situazione senza nascondersi la scomoda verità che il virus è ancora prepotentemente attivo tanto in Italia che nel resto del mondo, dove questa mattina le diagnosi hanno superato la quota dei tre milioni e mezzo, cifra che rende bene l’idea della diffusione del morbo al livello planetario nonostante sia certamente inferiore di molte volte al dato reale. Basta pensare al caso di Manaus, in Brasile, per rendersi conto della relatività dei numeri del bollettino mondiale sulla pandemia.

Nella metropoli dello Stato di Amazonas le cifre ufficiali parlano infatti di 5.700 contagi e 500 vittime mentre la alla situazione sta letteralmente sfuggendo di mano ed è ormai sotto gli occhi di tutti. Da settimane le sepolture nelle fosse comuni si succedono ininterrottamente giorno e notte, al ritmo di almeno 140 ogni 24 ore. Per recuperare i cadaveri abbandonati nelle abitazioni, è stato varato un servizio di “sos telefonico” che vede impegnati moderni monatti in furgoncino. In Brasile i casi hanno superato quota 100 mila: nelle ultime 24 ore sono stati registrati altri 4.588 casi e 275 morti per Covid-19, portando il totale a 101.147 contagi e 7.025 decessi accertati. Il Covid starebbe mietendo numerose vittime anche in altre parti dell’America Latina, ma a causa della scarsità di tamponi effettuati non è possibile fornirne una rilevazione numerica – ancorché inesatta – come invece succede per altri Paesi, principalmente in Europa e Nordamerica. Stando ai dati ufficiali, comunque, proprio il vecchio continente e gli Usa restano i “detentori” dei tre quarti dei contagi. Complessivamente dall’inizio della pandemia il coronavirus ha provocato 247.475 decessi, in particolare in Europa, il continente più colpito con più di 143mila morti, nonché negli Usa dove i decessi sono ormai arrivati a quota 67.680, di cui 1.450 nelle ultime 24 ore.

Una cifra terribile, ma comunque più o meno stabile rispetto a quella della vigilia, tanto che il presidente americano Donald Trump ha avuto buon gioco a spingere sul pedale da lui preferito, quello dell’ottimismo, affermando che un vaccino contro il Covid-19 sarà disponibile entro LA fine dell’anno. “I medici mi diranno che non avrei dovuto dirlo, ma io dico quello che penso” ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca nel corso di una trasmissione su Fox News. LA replica a Trump è giunta nel giro di una manciata d’ore dalla Germania per bocca del ministro della Salute tedesco, Jens Spahn, per il quale lo sviluppo di un vaccino anti-coronavirus potrebbe richiedere anni. “Sarei felice se fosse possibile raggiungere questo obiettivo in pochi mesi – ha detto Spahn intervistato dalla tv Ard -. Ma potrebbero anche essere necessari anni, perché potrebbero esserci battute d’arresto, come accaduto con altri vaccini”, ha avvertito, sottolineando LA difficoltà intrinseca nello sviluppo di un vaccino.

 Alle spalle degli Stati Uniti, come numero di morti resta ancora il nostro Paese dove il virus ha mietuto 28.884 vite, la Gran Bretagna (28.446), la Spagna (25. 264) e la Francia (24 895), dove ieri si sono registrati 135 morti in 24 ore e dove l’Eliseo ha annunciato che non saranno sottoposte alla quarantena le persone che arriveranno nel Paese “dall’Unione europea, lo spazio Schengen o il Regno Unito”. In Asia, invece, è giunta poco fa notizia dal Giappone che il primo ministro del Shinzo Abe ha annunciato l’estensione al 31 maggio dello stato di emergenza avvertendo che il ritorno alla normalità non sarà rapido. A raccomandare il prolungamento delle misure speciali di contenimento è stato il comitato di esperti medici preoccupati per l’andamento dell’epidemia nelle aree del paese interessate dai focolai più estesi. Abe intende comunque allentare le misure straordinarie nelle prefetture dove i contagi sono meno numerosi; LA riapertura di parchi pubblici, librerie e musei dovrebbe essere consentita sull’intero territorio nazionale, a condizione di adottare apposite misure di prevenzione. Preoccupa la situazione anche a Singapore dove nelle ultime ore è stato registrato un record di contagi con 657 nuovi casi, in maggioranza tra i lavoratori stranieri che vivono nei dormitori. LA città-stato ha un numero di contagi tra i più alti dell’Asia. 

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