Italia “libera” dal 3 giugno: ecco la mappa dell’Rt delle regioni

Il 3 giugno gli spostamenti tra regioni saranno liberi in tutta Italia, comprese Lombardia, Piemonte e Liguria

Breaking News

L’Italia aspetta il  3 giugno, il via libera è arrivato ieri, anche se i governatori potranno decidere se far scattare misure di contenimento. «Il decreto legge vigente prevede dal 3 giugno spostamenti infraregionali — ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza —. Al momento non ci sono ragioni per rivedere la programmata riapertura degli spostamenti». Il Corriere della Sera scrive oggi che  i governatori potranno decidere se far scattare misure di contenimento e toccherà eventualmente al ministro Boccia valutare se impugnare o meno quarantene, patenti di immunità o altre decisioni troppo restrittive o considerate incostituzionali. E questo non potrà che movimentare la polemica politica con chi, come il presidente della Regione Campania, auspicava quarantene per chi era in arrivo dalla Lombardia o da altre regioni a rischio.

Per riaprire i confini non sarà necessario un altro provvedimento, basterà applicare il decreto legge del 16 maggio: «A decorrere dal 3 giugno 2020 gli spostamenti sul territorio nazionale possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 2 del decreto-legge 25 marzo 2020, n.19, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree». Vale a dire che possono sempre scattare nuove zone rosse se la curva dei contagi dovesse risalire. Ma per fortuna i dati sono incoraggianti ed è su quella base che Conte ha fatto cadere gli ultimi dubbi.

Fino al 2 giugno si potrà circolare liberamente nella propria regione, mentre resteranno vietati i trasferimenti e gli spostamenti in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute. Gli esperti del Comitato tecnico scientifico avevano raccomandato di frenare la «folle corsa» verso la normalità, per impedire che le Regioni più sofferenti contagino altri territori. Ma come Conte non si stanca di ricordare, «alla fine è la politica che deve decidere».

 

L’indice RT nelle regioni italiane e i 21 indicatori

 

Stando ai 21 indicatori, a questo punto dal 3 giugno tutte le regioni dovrebbero essere riaperte e i cittadini liberi di spostarsi. Il comunicato di accompagnamento al report settimanale lo dice chiaramente: «L’incidenza settimanale rimane molto eterogenea nel territorio nazionale. In alcune Regioni il numero dei casi è ancora molto elevato denotando una situazione complessa ma in fase di controllo. In altre i casi sono molto limitati. Si raccomanda cautela specie quando dovesse aumentare per frequenza ed entità il movimento di persone». Spiega Michele Bocci:

Per la politica era molto difficile prendere una decisione che non tenesse conto di questi risultati, anche se è chiaro che la Lombardia ha ancora problemi, basta guardare le oltre 18mila persone positive che si trovano in quarantena. Del resto il ministro più cauto di tutti, cioè il responsabile della Sanità Roberto Speranza, ieri ha sostenuto che «i dati del monitoraggio sono incoraggianti. I sacrifici importanti del lockdown hanno prodotto questi risultati. Dobbiamo continuare sulla strada intrapresa con gradualità e cautela».

Non si dà conto ad esempio dei tempi entro i quali vengono fatti i tamponi o della percentuale di occupazione dei letti ospedaliera. Non ci sono più nemmeno tabelle sull’Rt, il fattore che dà conto della contagiosità del virus nella popolazione, ma solo singole schede regionali. Da queste esce comunque ben chiara la situazione della Lombardia, che nella settimana dal 18 al 24 maggio ha avuto oltre 16 casi ogni 100mila abitanti, cioè molti più che nelle altre regioni. Il Piemonte e la provincia di Trento stanno a 12 e la gran parte del resto delle realtà locali viaggia entro i 5 per 100mila.

L’Rt invece è molto alto in Molise, dove supera i 2 sempre a causa dell’ormai noto contagio al funerale, e nel resto d’Italia sta sotto 1. Come detto non ci sono dati sull’impegno dei sistemi sanitari sul Covid ma le cose vanno bene ovunque. La Campania ha inviato numeri che facevano un po’ muovere verso l’alto alcuni indicatori, in particolare l’Rt, che sarebbe stato sopra l’1, portando la regione a un rischio moderato. C’è stata una lunga discussione tra i tecnici sull’interpretazione dei dati, sarebbe intervenuto anche il governatore De Luca, finché non si è deciso di considerare l’Rt «in fase di definizione».

Loading Facebook Comments ...

leave a reply