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La città pagana sfratta San Paolo e offre il Tempio al Dio del pallone

Pillole di memoria di un testimone al tempo giovane cronista dell’Unità. Amarcord senza retorica.

Città pagana dentro, Napoli dunque sfratta San Paolo – Vip tra i Santi in Paradiso – e offre il Tempio a Diego Armando Maradona, indiscusso Dio del Pallone. Dopo una ventina di secoli è la rivincita del Paganesimo, all’ombra del Vesuvio l’Urbe Greco-Romana celebra con gioia l’Evento. L’Arena del Cuore – luogo delle Gioie e dei Dolori una volta esclusivamente domenicali – diventerà custode del ricordo del Campione.

 

Un Evento programmato in occasione del prossimo match casalingo della Squadra guidata da Rino Gattuso; un Evento festoso ingrigito dall’eco delle liti familiari per l’eredità e dai sospetti sugli ultimi giorni e sulle ultime ore del Campione Un Evento che spinge chi scrive a dispensare pillole di memoria… Tutto iniziò nell’estate ‘78 in occasione dei Campionati Mondiali in Argentina. Il primo a parlarne e a fare il nome del futuro Fenomeno fu Gianni Di Marzio, l’allenatore del Napoli nell’occasione in Sudamerica in veste di osservatore per la Società Partenopea. Di Marzio – nella sua rubrica offertagli da chi scrive nelle pagine sportive de l’Unità -parlò di un Ragazzo dal sicuro futuro calcistico: descrisse le qualità del Pibe successivamente definito de Oro. L’Allenatore della Torretta ne raccomandò l’acquisto per pochi soldi all’allora Presidente Partenopeo Corrado Ferlaino. Nemo Propheta in Patria, la sollecitazione di Di Marzio fu respinta dall’Ingegnere-Presidente. Una bocciatura fatta in coro con l’allora direttore sportivo, Giorgio Vitali. Il Pibe de Oro finì al Barcellona. Una convivenza non troppo idilliaca tanto che il Club Bluegrana lo lasciò andare all’ombra del Vesuvio dopo un estenuante e nervoso tira e molla col testardo Antonio Juliano, l’ex Capitano del Napoli promosso Direttore Generale della Società Azzurra. A rendere possibile l’acquisto, le febbrili riunioni “carbonare” nei salotti di Luciano Chirico, lo scomparso Capitano d’Industria della pasta e del grano da pastiera. Nella principesca casa del Chiatamone con vista su Castel dell’Ovo si discuteva su come trovare i soldi occorrenti e su come offrire le necessarie garanzie al Club Bluegrana. Incessanti le pressioni sul Banco di Napoli al tempo guidato dallo scomparso Presidente Ferdinando Ventriglia. Il lavoro ai fianchi dell’Istituto di Credito presto portò i frutti sperati grazie anche al diretto interessamento dell’allora Ministro Enzo Scotti il Quale affidò al Fido Segretario personale, Aldo Boffa il compito di tessere con successo la tela. Il Rasputin Scottiano compì la Missione, spuntarono miliardi e garanzie. Si brindò in casa Chirico.

 

Chi scrive – al tempo giovane cronista de l’Unità – incrociò per la prima volta Maradona il 5 luglio 1984 scendendo la scala che portava dalla vecchia Tribuna Stampa del San Paolo al fossato attorno al terreno di gioco. Un percorso obbligato nonché pericoloso per i giornalisti diretti nel dopopartita agli spogliatoi e alla Sala Stampa. Il rischio di beccare una lattina o altro sulla testa era sempre in agguato… Maradona – in attesa di entrare in campo per salutare gli Ottantamila accorsi sugli spalti per la sua presentazione – era seduto su un gradino della scala deserta e poco illuminata, acquattato a mò di scugnizzo impaurito. Era solo. Ci scambiammo un sorriso, poi portandosi l’indice al naso mi fece cenno di non parlare. Sembrava quasi timoroso di essere riconosciuto. Probabilmente già si sentiva ostaggio dell’Amore dei tifosi. Apparentemente intimidito, forse presagiva i rischi dei veleni che gli sarebbero stati dispensati dalla malavita locale. Figlio di una bidonville, l’infanzia trascorsa in povertà con il pallone per amico, troppo grande la Fama e il Ruolo per un Ragazzo non sufficientemente dotato dei necessari strumenti culturali; troppi i Ferventi Devoti disposti ad assecondarne Desideri e Capricci. In questi casi la sbornia è scontata… E nulla poté il severo manager George Cisterzpiller di fronte alle bizze del suo Amministrato e di fronte al lassismo del distratto Club Partenopeo che non protesse dalle insidie dell’ambiente il Calciatore. La storia finì come quella di Pinocchio e il Grillo Parlante. Tanto che tra Campione e Manager fu divorzio.

 

A Cisterzpiller successe Guillermo Coppola, il manager che alimentò vizi e debolezze del Mito con una girandola infernale di tentazioni. Un Pescecane tra pescecani… Continuando a sfogliare l’album dei ricordi, ecco la Villa principesca in Via Scipione Capece sulla collina di Posillipo. Una Reggia con annessa palestra dotata degli attrezzi al tempo più d’avanguardia. Dimora dorata con vista sul Golfo, a quattro passi dalla Sacrestia, il Ristorante dei Vip negli anni’80, e a un tiro di schioppo dall’Hotel Paradiso… A Napoli si dice fare “casa e puteca” (“Casa e bottega” ndr). Nel caso di Maradona, il Campione fece “Casa e Casino” o meglio “Casa e Alcova” grazie alla vicinanza tra la Villa e il suddetto Hotel. A casa la compagna che diventerà moglie Claudia Villafane con le figlie, Lui in Hotel con Coppola per “Incontri eleganti” in sale e in camere riservate. Fu lì che, in una calda notte, sarebbe stato concepito Diego Jr, l’Erede maschio riconosciuto dal Campione soltanto pochi anni fa. Roba da Inquilino dell’Olimpo, là dove gli Dei ne combinavano di tutti i colori… Nient’altro che Vizi privati e pubbliche virtù di un Personaggio al Quale la Città era disposta a perdonare tutto.

 

Intellettualmente e Culturalmente Disarmato di fronte alle insidie di Infidi Adulatori, Maradona finì nel vortice della droga in seguito alle devastanti frequentazioni nei Covi kitsh di Forcella, la antica strada del contrabbando e dei traffici illeciti. Un crocevia infernale in quel tempo tra gli epicentri della Città Malavitosa. Poi il graduale inevitabile appassimento. In fuga da Napoli e dal calcio italiano per storie di cocaina; in fuga dall’Italia per questioni fiscali. Maradona riesce tuttavia a sopravvivere nella memoria grazie all’unicità del suo Mito, quello del Campione capace di perforare le difese più impenetrabili e di distruggere se stesso attraverso la debolezza dell’Uomo-Campione. Una sniffata ed è subito notte, avrebbe cantato il Poeta… Del resto quando si muore a sessant’anni il più delle volte qualche conto non torna…

 

Sopra le Righe”, è uno spazio in progress che a seconda degli avvenimenti di giornata aggiornerà il commento arricchendolo.“Sopra le Righe” è uno spazio che offre a chi scrive il privilegio di potersi esprimere in prima persona su fatti non necessariamente legati alla quotidianità. Uno spazio eretico in cui le opinioni del sottoscritto talvolta non appariranno coerenti con la linea editoriale di Hashtag24News. Voltaire docet…
Nota per gli Ortodossi della Lingua Italiana. Nella stagione in cui si tende ad inibire e a limitare l’uso delle Maiuscole, vado controcorrente. E chiarisco: le Maiuscole presenti nel testo non contemplate dal corrente galateo linguistico sono volute, esse rappresentano una licenza grafica dell’Autore e intendono conferire la giusta importanza al ruolo della parola attenzionata dalla maiuscola.
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