Breaking News

L’Avigan sarà sperimentato. “Malformazioni al feto, si accumula nello sperma”

Pantò (Keio University Hospital di Tokyo): “L’Avigan usato con prudenza”. La Fujifilm Toyama Chemical: “Causa effetti collaterali ancora poco chiari”.

Il tanto pubblicizzato Avigan, farmaco ritenuto “di dubbia efficacia e con effetti collaterali anche gravi” dagli stessi produttori nipponici, sarà sperimentato anche all’Istituto dei tumori “Pascale” di Napoli contro il Covid 19. Il Tocilizumab sta finendo. La notizia era nell’aria già da qualche giorno. La Roche, che lo produce per la cura “Ascierto” è in evidente difficoltà. È il 28 marzo, la multinazionale  svizzera, in un nota ufficiale, annuncia al Mondo: “Le scorte stanno per finire”. Nelle stesse ore il quotidiano “La Repubblica” faceva rimbalzare la preoccupante “bad news” alle ore 12,31 con un tweet: “L’azienda che produce il farmaco per l’artrite reumatoide, ora in corso di sperimentazione contro il Covid-19, ha avvisato che le scorte sono finite”.

 

“L’azienda che produce il farmaco per l’artrite reumatoide, ora in corso di sperimentazione contro il Covid-19, ha avvisato che le scorte sono finite”.

 

Ecco spiegata la giravolta della frittata. L’Aifa non si perde d’animo. Il leghista Zaia vuole l’Avigan perché l’ha visto su Facebook e l’agenzia italiana del farmaco dice sì. Perché siamo in guerra no?  E allora va bene tutto. Anche un farmaco che, come tiene a precisare all’Ansa, la Fujifilm Toyama Chemical, che lo produce, il suo principio attivo, il favipiravir “causa degli effetti collaterali ancora poco chiari. In passato sono stati dimostrati effetti teratogeni (malformazioni nell’embrione) del suddetto farmaco in studi in vitro. Non solo va evitato con le donne in attesa in quanto potrebbe portare ad gravi anomalie fetali, ma ci sono pure prove che il farmaco si depositi nel liquido seminale maschile. È solo uno dei tanti farmaci sperimentali usati su alcuni casi di Covid in Giappone, ma non è lo standard di cura”.  In una nota si legge: “La proposta di sperimentare l’Avigan è arrivata da Pechino in una lettera dell’Ambasciata Italiana in Cina, indirizzata al presidente della Regione Vincenzo De Luca, che aveva segnalato la disponibilità a una collaborazione scientifica direttamente al premier cinese. A chiedere ai ricercatori napoletani di sperimentare un farmaco finora conosciuto come un anti influenzale è stato Wang Guiqiang, presidente della Chinese Society of Infectious Diseases. Una richiesta non casuale.

Le relazioni tra la Cina e il Pascale sono da tempo di altissimo livello. Nei prossimi giorni il farmaco arriverà al Pascale per dare il via alla sperimentazione. Insieme con il farmaco, i cinesi hanno annunciato di inviare forniture anche di mascherine, tute protettive e altro materiale sanitario”. L’Avigan, in realtà è già arrivato in Italia subito dopo l’approvazione dell’Aifa. I cinesi, grandi alleati del Belpaese, ne hanno mandato a “cataste”. E le confezioni sono finite tutte in Lombardia. Intanto, dal Giappone fanno sapere che la sperimentazione clinica dell’Avigan ha preso ufficialmente il via. “Verranno trattati 100 pazienti risultati positivi al virus, e i test di laboratorio dureranno fino a giugno. L’Avigan è stato sviluppato come farmaco anti-influenzale circa sei anni fa in Giappone e può essere utilizzato solo tramite l’approvazione del governo a causa degli effetti collaterali ancora poco chiari. È solo uno dei tanti farmaci sperimentali usati su alcuni casi di Covid in Giappone, ma non è lo standard di cura, né tantomeno è stato approvato come cura standard per il Covid Dunque, anche per l’uomo deve essere usato con cautela”.

A parlare è Francesco Pantò del Keio University Hospital di Tokyo. Ma veniamo a noi.  Le agenzie di stampa hanno battuto ieri: “L’Istituto dei tumori Pascale partecipa al trial clinico internazionale coordinato dai ricercatori cinesi per testare il farmaco antivirale con l’obiettivo di testarne l’efficacia nella lotta contro il Covid 19. Già impegnato in prima linea con il farmaco anti artrite reumatoide, farmaco che ha dimostrato, in tutta Italia, di agire positivamente sulle complicanze della polmonite da coronavirus, il Pascale parteciperà ora allo studio, coordinato dai cinesi. “Sappiamo – ha detto il direttore scientifico dell’Irccs di Napoli, Gerardo Botti – che per avere un vaccino i tempi sono lunghi. È più che mai necessario, dunque, in questo momento riunire tutte le forze per trovare una cura per questa terribile malattia. Il Pascale da sempre impegnato nella ricerca, benché oncologica, non poteva rimanere a guardare. Attilio Bianchi, direttore generale dell’Istituto ha aggiunto:  “Raccogliamo con piacere l’invito degli amici cinesi, che conferma la proiezione internazionale del livello di ricerca all’interno del nostro Istituto. Voglio ringraziare il Presidente de Luca, che ha attivamente favorito i collegamenti, i nostri ricercatori, e il personale tutto, che con abnegazione e passione, ci consente di assicurare la assistenza più adeguata al paziente oncologico ai tempi del coronavirus”.

I contatti tra Cina e Pascale durano da tempo. Franco Buonaguro, direttore della Virologia del polo oncologico partenopeo, da membro e coordinatore del Global Virus Network Italia, è in contatto con China GVN dal 2011, oltre ad avere un rapporto professionale e personale con Tsung-Dao Lee, ultimo allievo di Enrico Fermi e premio Nobel per la Fisica nel 1957. Senza considerare gli scambi di formazione che il Pascale ha avviato con i colleghi cinesi e che ha visto, negli ultimi tre anni, alternarsi nei reparti dell’Istituto oltre 500 medici provenienti da ogni parte della Terra dei ciliegi. La Roche, che in Borsa continua il suo trend positivo, stamattina un’azione costa 317 franchi svizzeri, è anche uno dei maggiori produttori mondiali di tamponi. Ha annunciato di aver già potenziato la produzione ma la paura fa 90. L’azienda sta perdendo terreno e lo sa. Ricordiamoci quanto vale un’azione Roche oggi sui mercati finanziari e poi si vedrà. La Roche fa sapere: “No test a tappeto per evitare carenze. Per evitare che ci siano carenze è fortemente consigliato di fare i test per il Covid-19 solo sui pazienti che hanno sintomi della malattia, e non sulla popolazione generale. Roche è impegnata a consegnare il maggior numero possibile di test.

Al ritmo attuale di produzione possiamo fornire milioni di test al mese. Stiamo lavorando per aumentare questa quantità riconoscendo quanto sia importante che i pazienti abbiano accesso a queste analisi. Il test “cobas SARS-CoV-2”, spiega Roche, “identifica la firma genetica (RNA) del virus attraverso un test effettuato da professionisti sanitari su campioni di tampone nasofaringeo e orofaringeo, e ha da poco ricevuto l’ok da parte dell’Fda, oltre ad essere disponibile sui mercati che riconoscono il marchio Ce. La compagnia ha anche comunicato che sta aumentando la produzione del proprio farmaco tocilizumab, sviluppato e approvato contro l’artrite reumatoide, che è attualmente coinvolto in alcune sperimentazioni di fase 3 contro la polmonite da coronavirus”. Più chiaro di così si muore.

Loading Facebook Comments ...

leave a reply