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M5S DIMEZZATO IN SARDEGNA. DI MAIO SOTTO ACCUSA. NEL PD PREPARANO TRAPPOLONE A ZINGARETTI

Avranno di che riflettere Matteo Salvini e Luigi di Maio dopo il voto sardo.

Le urne isolane hanno infatti da un lato arrestato l’avanzata leghista nonostante il martellamento propagandistico e i relativi travestimenti del Leader della Lega e dall’altro lato hanno confermato il trend negativo che investe i Cinquestelle a rischio miniaturizzazione.

Responsi che dicono come Salvini abbia ben poco ancora da raschiare dal barile del peggio culturale del Paese e indicano come per il M5s sia giunta l’ora della resa dei conti interna. Luigi Di Maio cancelli il sorriso stereotipato e sempre stampato sul viso e si appresti ad affrontare un duro confronto. Rischierà di pagare cara la sua accondiscendenza verso le nefandezze culturali del Socio di Governo. E prenda atto – il Giovanotto di Pomigliano – che gli elettori che nel marzo scorso votarono M5s non lo fecero per offrire a Salvini l’opportunità di fare il Premier di fatto. E si stampi bene nella mente – l’ex Bibitaro – che le teste degli elettori non indottrinati dalla cangiante Bibbia pentastellata sono ben diverse da quelle dei beoti, acefali attivisti dipendenti dai clic della piattaforma Rousseau.

Processo in vista, dunque, per Di Maio. Lo si faccia in fretta e si tolga dalla disponibilità di Salvini questo polletto dalle uova d’oro.

Dalle urne pubbliche – quelle appena chiuse per le Regionali sarde – alle urne private – quelle che riguarderanno gli affari di bottega del Pd – in programma per domenica prossima. In tutta Italia si voterà per le Primarie imperniate sulla scelta del nuovo Segretario. Fanno squadra i finti avversari renziani Maurizio Martina e Roberto Giachetti contro il Governatore del Lazio Nicola Zingaretti. L’ex Capo Scout di Rignano sull’Arno è il convitato di pietra dell’evento. Dice di voler restare fuori dalle faccende interne del Pd, ma in realtà non vuole mollare l’osso.

Zingaretti se non otterrà il 51 per cento dal voto espresso nei circoli – e se il nome del nuovo Segretario in questo caso non sarà deciso dal voto delle Primarie ma dall’Assemblea – sarà cucinato e masticato ben bene dai Cavalli di Troia renziani. Nient’altro che un trappolone per il Governatore.

A norma di regolamento interno – insomma – in questo caso finirà che vinceranno il secondo, il terzo e il Convitato di pietra si Rignano ufficialmente non in gara. Mentre il primo votato dal “popolo” resterà fuori dai giochi. Un altro bell’esempio di democrazia applicata agli interessi di parte.

E ciò come se non fossero già bastati i clic SalvaSalvini dei genuflessi attivisti Cinquestelle….

Diretta o indiretta, c’è di definisce questi giochini espressioni di democrazia. Allo stato puro e senza l’aggiunta di vaselina…

Il tutto mentre quelle e quelli che Vittorio Sgarbi definirebbe “capre” stanno tranquillamente a guardare. Ruminando…

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