M5S, QUANDO FINISCE UN AMORE E IL DISINCANTO OCCUPA LA SCENA…

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“Quando finisce un Amore…”, canta Riccardo Cocciante. Quando finisce un Amore e il Disincanto conquista la scena, aggiungiamo noi. Ed è la storia dell’Amore finito tra cittadini e M5s quella che si è specchiata nelle urne europee di domenica scorsa.

Senza dubbio una domenica bestiale per la Premiata Ditta Casaleggio jr-Di Maio, una domenica bestiale culminata in una devastante sconfitta originata dalla debolezza del Capo Cinquestelle nei confronti del Socio di Governo Matteo Salvini.

Il disamore, dunque. È infatti questo sentimento senza più palpiti – il disamore figlio della delusione – ad aver allontanato ieri quei 6 milioni di elettori delusi dal M5s. Alcuni sono andati con Salvini, altri col Pd altri ancora si sono chiusi nell’astensionismo. Lo dicono le analisi dei flussi elettorali.

È questo il malinconico flash sulla catastrofe elettorale dei Cinquestelle. Una catastrofe di fronte alla quale lo Stato Maggiore pentastellato appare smarrito e dà l’impressione di non sapere come porsi. Le parole di Di Maio in conferenza stampa la dicono lunga sulla caduta in disgrazia di quella forza politica prima nel Paese soltanto quattordici mesi fa. Bruciati milioni di voti sull’altare dell’inesperienza e della scarsa intelligenza politica. Ora il M5s rischia di implodere nell’attuale immagine di ectoplasma che dà di sé. All’esterno e al proprio interno. Potrebbe scattare il “liberi tutti”, potrebbe scattare il tempo della disobbedienza da parte di quanti sono consapevoli di non avere chances di una rielezione, potrebbe essere forte la tentazione di tesaurizzare gli stipendi e di non versare più parte di essi nelle casse della Casaleggio Associati… Scene da cupio dissolvi.

Le urne hanno detto chiaro e tondo che i Cinquestelle non incantano più. Non seducono più al pari di certi illusionisti quando – per infortunio o per scelta – rompono l’incantesimo facendo scoprire il trucco. E una volta svanita l’illusione è impossibile recuperare la fascinazione iniziale. Ed ecco perché per un soggetto politico come il M5s, fondato sulla propulsiva spinta emotiva e su obbedienti clic ma sprovvisto di una bussola valoriale, è missione quasi impossibile il cercare di recuperare il perduto fascino. Ed è così accaduto che i Cinquestelle – dopo le legnate incassate in occasione delle ultime Regionali – anche ieri abbiano confermato di essere in caduta libera. Una sconfitta cocente, una sconfitta europea figlia del mezzo flop fatto registrare dal Reddito di Cittadinanza (provvedimento scritto con i piedi e ingannevolmente veicolato) e figlia della confusione generata dai troppi paletti sistemati attorno ad esso.

Ma non è tutto. È stata una emorragia di consensi – questa fatta registrare dai Cinquestelle – frutto soprattutto dello zerbinaggio per mesi alla Lega; è stato un crollo conseguenza del voto SalvaSalvini col quale Di Maio & C. si son venduta l’anima; si è trattato di una debacle prodotta anche dal recente avvitamento sul Decreto Sicurezza bis, un provvedimento legislativo che – come è noto – viola la legge del mare, le norme internazionali e l’imperativo categorico di salvare gente in mare. Un provvedimento – quest’ultimo – verso il quale i Cinquestelle si sono espressi con lingua biforcuta.

Defaillances – queste appalesate dalla Premiata Ditta Pentastellata – originate come accennato dall’assenza di una bussola valoriale. Non si può essere come sostengono Luigi Di Maio e Compagnia bella né di Destra né di Sinistra.

Non si può essere né di Destra né di Sinistra perché – al di là delle vecchie forze politiche ritenute detentrici di queste categorie – sopravvive nelle persone il “sentire” di Destra o di Sinistra.

E sopravvive il differente “sentire” nonostante il seppellimento delle ideologie.

Sopravvivono Destra e Sinistra nel “sentire” comune in quanto i valori “epidermici” espressi “a pelle” da queste categorie appartengono alla natura umana. Solidarismo, egoismo, empatia, insensibilità verso il prossimo, generosità, avarizia… Si tratta di opposti modi di “sentire” il rapporto col prossimo, opposti modi di “sentire” che in sostanza si traducono con il richiamo alle due Categorie storiche.

Si tratta di atteggiamenti di fronte ai quali Sigmund Freud avrebbe tirato in ballo il Complesso di Edipo positivo o negativo, a seconda dei casi.

Detto ciò, il pragmatismo senza una scala valoriale di riferimento al tirar delle somme non paga e genera soltanto equivoci. E i Cinquestelle stanno pagando il prezzo di ciò. La fuga degli elettori di Sinistra lo dimostra.

I Cinquestelle hanno esaurito la spinta emozionale sulla quale avevano fondato i propri successi. Una spinta propulsiva corroborata anche dai “Vaffanculo” di Beppe Grillo, “Vaffanculo” che sembravano destinati a far crollare i templi…

Una legnata – questa riservata dagli elettori al M5s – alla quale peraltro non è estranea la Comunicazione pentastellata i cui limiti sono apparsi evidenti. Ora, incapaci di fare autocritica – vedrete – accamperanno nuove scusanti. Forse i Cinquestelle tireranno in ballo il mezzo flop delle precedenti Europee, vale a dire quel calo di voti rispetto alle Politiche 2013 che – ricordate? – suggerì a Beppe Grillo l’assunzione di robuste dosi di Maalox…

A questo punto l’ulteriore ridimensionamento dopo le recenti Regionali può apparire prodromico della estinzione prossima ventura. Difficile, quasi impossibile risalire la china senza una precisa bussola valoriale. Il tempo degli equivoci per il M5s è finito!

 




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