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MANO AMPUTATA, RITROVA TATTO E SENSIBILITÀ GRAZIE A “SENSIBILIA”

Successo per il progetto “Sensibilia” di università Campus Bio-Medico Roma e Inail

Sensibilia, un sistema che regala controllo e sensibilità tattile a una mano bionica, aiutando chi ha subito un’amputazione. E rendendo possibili gesti come prendere una bottiglietta d’acqua da un tavolino, percependone forma, dimensioni e consistenza; impugnarla e inclinarla per versarne il giusto contenuto in un bicchiere. Azioni che – grazie a una sperimentazione condotta da bioingegneri, ingegneri, medici e tecnici dell’università Campus Bio-Medico di Roma e del Centro protesi Inail di Vigorso di Budrio (Bologna) – sono di nuovo realtà per Clara, una giovane amputata che ha ritrovato la sensibilità lungo le dita e il palmo della mano grazie al progetto sperimentale ‘Sensibilia‘, i cui risultati, presentati oggi nella Capitale, sono stati appena pubblicati su ‘Science Robotics’. Il sistema può essere applicato a protesi già in commercio.

Il progetto è l’ultimo passaggio di circa 15 anni di approfondimento e poi di sperimentazione in questo settore. Un campo aperto dallo storico programma LifeHand (2008), in cui per la prima volta un paziente è riuscito a muovere un arto bionico attraverso impulsi cerebrali, proseguito nel 2013 con LifeHand2, che ha avviato la ricerca sulla trasmissione di sensibilità tattile. Risultati ottenuti con una forte integrazione e interdisciplinarità tra medici e bioingegneri. La storia di Clara, spiegano i ricercatori, dimostra che è possibile ritrovare la destrezza nel compiere movimenti complessi anche dopo un’amputazione. La giovane aveva perso la mano a causa di un incidente domestico oltre 30 anni prima. Un trauma che ha portato Clara, 40enne della provincia di Palermo, a rifiutare di indossare ogni tipo di mano artificiale che non fosse puramente estetica. Per consentirle di essere ‘connessa‘ agli arti bionici utilizzati nei test – una mano sperimentale e una commerciale, entrambe poliarticolate e con alte capacità di movimento indipendente delle dita e di restituzione dei feedback tattili, grazie a sei elettrodi neurali – la donna è stata sottoposta a un delicato intervento chirurgico al Policlinico universitario Campus Bio-Medico.

Qui un team di neurochirurghi e ortopedici, con l’ausilio costante di neurologi e bioingegneri, le ha inserito due elettrodi intraneurali e un ‘cuff’ (elettrodi perineurali, cioè installati intorno ai nervi) per ciascuno dei nervi mediano e ulnare presenti nel braccio sinistro: le interfacce, sottilissime, hanno consentito la restituzione – in tempo reale, attraverso speciali algoritmi – delle sensazioni tattili e di movimento dell’arto bionico al cervello tramite il sistema nervoso periferico. Proprio ciò che accade a tutti noi quando afferriamo, muoviamo, tocchiamo un oggetto con la mano. Nel caso di Clara, il merito è della scienza.

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