MARCIA A BAGHDAD CONTRO GLI USA: “ANDATE VIA”

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La piazza di Baghdad è stata convocata dal leader sciita in Iraq Moqtada al Sadr

Una grande folla, migliaia e migliaia di iracheni hanno sfilato a Baghdad per la grande marcia convocata dall’influente leader sciita, Moqtada al-Sadr, per protestare contro la presenza degli Stati Uniti nel Paese e sollecitare una mobilitazione per chiedere l’allontanamento dei corrotti dalle istituzioni. ″È arrivato il momento dell’indipendenza e della sovranità della nazione”, ha scritto al-Sadr sulla sua pagina Internet. A tre settimane dall’uccisione in un raid americano del generale iraniano Qassem Soleimani e di vari leader delle milizie sciite irachene, la corrente di al-Sadr ha convocato nel cosiddetto “Venerdi’ dell’indipendenza” quella che chiamano la “marcia di un milione”, nella zona di Jadiriyah, nel centro della capitale. L’invito è stato esteso anche alle milizie filo iraniane. Sulle porte dell’ambasciata Usa nella capitale irachena è stato affisso un volantino di ammonimento contro ogni tipo di azione rivolta ai danni della sede diplomatica.

L’Iraq sarà uno dei temi chiave a Roma. Per l’Italia e per la Città del Vaticano: sono analoghe infatti le agende di Giuseppe Conte e di Papa Francesco. Entrambi riceveranno oggi il vice presidente degli Stati Uniti, Mike Pence, e sabato il presidente dell’Iraq, Barham Salih. Sul tavolo le tensioni in Medio Oriente. L’amministrazione americana di Donald Trump ha nuove pesanti minacce per l’Iraq in caso di un ritiro delle truppe Usa dal Paese: i conti correnti aperti in banche americane, dove finiscono gli introiti dal petrolio, saranno bloccati. Lo rivela in esclusiva il Wall Street Journal citando funzionari anonimi del Dipartimento di stato americano.

In particolare, Washington priverebbe Baghdad di miliardi di dollari depositati alla Federal Reserve Bank di New York. E nel caso in cui si verificasse ciò, l’Iraq non sarà in grado di ritirare fondi, il che potrebbe portare al crollo del governo e alla paralisi dell’economia locale. Secondo il “Wall Street Journal” un funzionario americano ha informato il premier iracheno a interim, Adel Abdul Mahdi, in una telefonata, mercoledì scorso, della nuova punizione e del danno che ne deriverebbe. La Federal Reserve Bank di New York fornisce servizi bancari a circa 250 banche centrali e istituzioni governative di tutto il mondo e già nel 2015 aveva bloccato per diverse settimane un conto corrente del governo iracheno in seguito ad alcuni sospetti versamenti a banche iraniane e all’Isis. Non è chiaro quanto sia al momento depositato alla Fed di New York, a nome di Baghdad, ma il Wsj aveva documentato che a fine 2018 il saldo era di 3 miliardi di dollari.




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