MIGRANTI, 60 MORTI IN TUNISIA E L’ITALIA RIAPRE I PORTI

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La Mare Jonio sequestrata dalla Finanza per favoreggiamento. Salvati 16 profughi in Tunisia

Riprendono le partenze di imbarcazioni dei migranti dalla Libia e l’Italia riapre i porti mentre nel Mediterraneo senza soccorsi si continua a morire: sessanta persone disperse e 16 salvate in un naufragio al largo di Sfax, in Tunisia. Tre corpi sono stati recuperati. La notizia, lanciata da Alarm phone è stata ufficialmente confermata dal portavoce del ministero della Difesa tunisino, Mohamed Zekri. L’imbarcazione era partita da Zwara sulle coste libiche ed è poi affondata. A dare soccorso ai migranti un peschereccio tunisino che li ha presi a bordo per poi trasferirli su una motovedetta della Guardia costiera tunisina nel frattempo giunta. I superstiti hanno detto di essere partiti in 75. Dunque i dispersi sono una sessantina. Un altro barcone con a bordo un centinaio di migranti, tra cui donne e bambini, si troverebbe in difficoltà al largo della Libia. È ancora Alarm Phone, che in un tweet scrive: “Più di 100 vite a rischio, incluse 24 donne e 8 bambini! Abbiamo ricevuto una chiamata stamattina da una barca partita dalla Libia. Comunicazione difficile per segnale debole. Abbiamo chiamato la guardia costiera italiana appena abbiamo ottenuto posizione GPS. La cosiddetta guardia costiera Libica non risponde”. Intanto l’Italia riapre i porti. Arrivate ad Augusta e Lampedusa le navi che ieri hanno soccorso complessivamente 66 persone in zona Sar libica, altri 70 stavano per arrivare a bordo di motovedette italiane che li hanno salvati ma improvvisamente il Viminale ha dato l’alt alla Guardia di finanza e alla Guardia costiera.

La Mare Jonio, della Ong italiana Mediterranea, è stata fatta approdare a Lampedusa e lì è stata sequestrata dalla Finanza per alcune irregolarità con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Come atto dovuto, i componenti dell’equipaggio sono stati iscritti nel registro degli indagati. Queste le mosse del Viminale che ha deciso un’altra strada da percorrere. Poi toccherà ancora una volta alla Procura di Agrigento valutare se confermare il sequestro della nave o restituirla a Mediterranea. Intanto dopo gli sbarchi ad Augusta e a Lampedusa i porti italiani evidentemente si sono riaperti ai migranti in fuga dalla Libia. E il vicepremier Matteo Salvini precisa: “Mi risulta che la nave Jonio non è entrata a Lampedusa da nave libera. Non voglio portare via il lavoro ai magistrati. Io faccio il ministro dell’Interno e garantisco la sicurezza ai cittadini”. Poche ore dopo Salvini ha scritto una lettera al premier Conte e al ministro degli Esteri Moavero “invocando una strategia comune di tutto il governo e per sollecitare un’azione collegiale per stipulare nuovi accordi bilaterali”. In undici mesi alla guida del Viminale Salvini infatti non è riuscito a firmare nessun nuovo accordo con i paesi d’origine dei migranti e il numero dei rimpatri, per quanto nel 2019 sia superiore a quello degli arrivi, è fermo sugli stessi livelli del 2018. Che, naturalmente, non consentono a Salvini di tenere fede alla promesse elettorali di rimandare a casa 600.000 immigrati irregolari.




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