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MIGRANTI MARE JONIO, SI REPLICA IL DRAMMA AL LARGO DI LAMPEDUSA

Al largo di Lampedusa si replica il crudele copione allestito dal Sacrilego Capo Religioso della Lega Matteo Salvini. Cambia il nome della Nave dei Naufraghi, non cambia la Disumanità di Matteo Salvini, Disumanità avallata dai  Ministri Cinquestelle in Listab di Sbarco dal Governo, Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

Situazione drammatica a bordo, condizioni sanitarie e umane da  imporre uno sbarco immediato dei 34 Disperati raccolti in mare.

Vedrete, ancora una volta ci penserà il Giudice di Agrigento a far toccare terra ai Malcapitati.

Intanto spunta un atto di forza scritto, ovvero una denuncia per far “scendere i 34 della Mare Jonio“. La Ong Mediterranea Saving Humans ha inviato una mail al Centro di coordinamento marittimo italiano per chiedere “un porto sicuro di sbarco” rappresentando ancora una volta “le condizioni psicofisiche di estrema vulnerabilità delle persone a bordo dovute ai loro tragici vissuti e alle violenze subite in Libia. Condizioni aggravate – sottolinea la Ong – dall’esperienza della morte di sei compagni di viaggio e dall’attuale situazione di incertezza e di sospensione del diritto in cui versano che si configura come ‘trattamento inumano e degradante’”. Si tratta infatti della terza notte sull’imbarcazione per i naufraghi rimasti sulla nave dopo il trasbordo di 64 tra malati, donne e bambini. Venerdì era stata eseguita una ispezione dei medici del Ministero della Salute per verificare le condizioni delle persone a bordo. La Ong però ribadisce il rischio di “emergenza igienico-sanitaria” a bordo: “Siamo sempre più preoccupati per le condizioni psicologiche dei sopravvissuti, i 28 uomini e le sei donne che sono rimasti a bordo con noi. Hanno già passato l’Inferno: quanto possono reggere ancora, bloccati in mezzo al mare?”, si legge sull’account Facebook.

Nella mail invece l’Organizzazione non governativa ricorda “la recentissima pronuncia del Gip di Agrigento nella vicenda della Nave Open Arms, nella quale è stato ribadito come “il Coordinamento delle operazioni di salvataggio ricada sullo Stato che per primo ha ricevuto notizia di persone in pericolo in mare fino a quando il Rcc (Centri di coordinamento marittimo, ndr) competente per l’area non abbia accettato tale responsabilità. Nel nostro caso questo Stato è l’Italia”. L’obbligo di salvataggio delle vite in mare, sostiene Mediterranea, “costituisce un dovere degli Stati ee prevale sulle Norme e sugli Accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’Immigrazione irregolare. La nostra Costituzione dice chiaramente che il diritto internazionale prevale sul Decreto Sicurezza che in questo momento ci tiene fuori dalle acque territoriali. Torniamo a chiedere con forza – conclude – che le Istituzioni italiane non continuino in questa violazione del diritto e dei diritti e che prevalga dopo mesi di illegalità e cattiveria gratuita il rispetto delle persone e delle leggi, ribadendo che in caso contrario siamo pronti a denunciare questi comportamenti in tutte le sedi competenti. Adesso fateli sbarcare”.

31/08/2019  h.16.40

 

 

 

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