Morti Rsa a Bergamo, valanga di denunce in Procura

Iniziativa del comitato "Noi denunceremo", presieduto da Luca Fusco commercialista di Brusaporto

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Una valanga di esposti. Sono quelli presentati in queste ore (mercoledì mattina) alla Procura di Bergamo dai familiari di vittime del Coronavirus. Una foto mostra donne e uomini che salgono assieme al palazzo di Giustizia. Eloquenti le parole sotto all’immagine pubblicata sui social: «Ci siamo». Cinquanta le denunce iniziali, ma il numero è destinato rapidamente a moltiplicarsi raggiungendo la cifra di duecento e forse di più.

Questo perché all’iniziativa del comitato «Noi denunceremo», presieduto da Luca Fusco, commercialista di Brusaporto — 6 mila abitanti in Val Cavallina, nella Bergamasca — al quale il Covid ha portato via il papà Antonio, stanno rapidamente aderendo molte persone. Non solo quelle che vivono nelle province lombarde più martoriate dalla pandemia come Brescia e Cremona, ma anche famiglie sparse in tutta Italia.

Esposti firmati da chi ha perso genitori, fratelli, parenti vicini. Pazienti ricoverati in ospedale o ospiti nelle Rsa. O che sono morti in casa perché era troppo tardi per portarli in ospedale. Sul sito di «Noi denunceremo» — sulla pagina Facebook l’associazione ha già raccolto oltre 50 mila follower — compaiono tante storie. C’è quella scritta da Monica Plazzoli, 54 anni e tre figli, che al Giovanni XXIII di Bergamo ha perso il marito Armando Invernizzi, artigiano di 66. Racconta che «le cure sono state troppo tardive, sono convinta che, se non fosse stato obbligato a stare a casa per una settimana, i suoi polmoni non si sarebbero deteriorati e si sarebbe potuto salvare».

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