MUSICA: MARK KNOPFLER, IL SULTANO DEL ROCK COMPIE 70

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Per Mark Knopfler il destino ha un colore: il rosso di una chitarra elettrica Fender Stratocaster che il padre gli regalò a 14 anni.

Fu quello l’esatto momento in cui Mark, 70 anni il prossimo 12 agosto, realizzò che da adulto sarebbe diventato un musicista. Un sogno alimentato dall’ascolto dei suoi miti come Jimi Hendrix, B.B. King, James Burton. Virtuosi della chitarra. Ma a dispetto dei suoi miti, Knofler non ha mai voluto ostentare un virtuosismo fine a se stesso. La sua inconfondibile tecnica e che lo ha reso celebre è quella della fingerpicking, per intenderci l’uso dello strumento senza l’ausilio del plettro, con il mignolo e l’anulare ben saldi e i polpastrelli di pollice, indice e medio liberi nel pizzicare le corde. Più che a Hendrix questa tecnica lo fa somigliare a un suonatore di banjo.

Ogni suo concerto è, per i cultori della chitarra, un vero e proprio rito religioso, una celebrazione dove Knofler è sacerdote e cerimoniere. Nato a Glaskow, la sua vita svolta quando decide di trasferirsi a Londra. A raggiungerlo il fratello David. Sarà proprio quest’ultimo, nel 1977, a presentargli John Illsley, un amico che studiava sociologia e lavorava in un negozio di dischi. I tre decidono di dare vita a una band; progetto che si concretizza con l’arrivo del batterista Pick Withers, noto anche per aver fatto parte dei Primitives. Bravissimi ma scalcinati, con tanta tecnica nelle mani ma senza un penny in tasca.

Una condizione che ispirerà il nome del gruppo: Dire Straits, letteralmente terribili ristrettezze. Nel ’78 il primo album omonimo passerà del tutto inosservato tra i britannici, salvo ottenere un grande successo nel resto dell’Europa. L’anno dopo arriva Communiqué, un lavoro che attirerà’ l’attenzione del mito assoluto di Mark Knofler, Bob Dylan che chiese proprio al musicista scozzese di partecipare alla realizzazione del suo album Slow Train Coming. Del 1980 e’ il terzo lavoro, Making Movies, e che contiene tra le tracce uno dei singoli più emblematici della band oltre a capolavoro assoluto: Romeo and Juliet. Album che segnerà la crescita della band ma anche l’addio del fratello David in disaccordo con il resto della formazione. Intanto la voglia di progetti da solista lo porteranno a nuove sperimentazioni nel campo della cinematografia, firmando in tutta la sua carriera ben nove colonne sonore. Il 1985 è l’anno della consacrazione, è l’anno per intenderci di Brothers in Arms, una vera e propria raccolta di capolavori: al suo interno brani come Money for Nothing, So Far Away, Your Latest Trick e Walk of Life.

Gli anni ’90 rappresentano la fine dei Dire Straits, la conclusione di un progetto che ha venduto nel mondo 120 milioni di dichi. La band si scioglie non prima di congedarsi dai fan regalando loro due perle: On the Night del 1993 e Live at the BBC del 1995, dischi live che raccontano di una band al culmine della propria produzione artistica e capace sul palco di generare emozioni uniche. Mark Knofler a quel punto preferirà seguire una carriera da solista tenuta a battesimo dall’album del 1996 Golden Heart. L’arrivo del nuovo millennio faranno scoprire l’animo nobile e filantropo del chitarrista di Glaskow: sono questi infatti gli anni dei suoi spettacoli benefici.

Nel luglio del 2002 promosse un ciclo di quattro concerti di beneficenza ribattezzati Mark Knopfler and Friends. Ed in più una miriade di chitarre personali sono state vendute per raccogliere fondi da destinare a progetti di solidarietà. Ridurre la sua carriera a quella di un qualsiasi frontman di una band rock risulta ad oggi riduttivo se non proprio una offesa alla sua arte e al suo genio creativo. Nel corso della sua carriera, solo con i Dire Straits ha inciso oltre 300 brani, moltissimi dei quali di grande successo. Ma la sua produzione risulta sterminata: centinaia e centinaia di singoli divenuti per musicisti come Eric Clapton, Rod Stewart o i Metallica, fortunate cover. Mark Knopfler, il sultano del rock, nonostante i suoi 70 anni non pare volere smettere, ligio a un dovere che sembra essersi dato: trasmettere emozioni. Magari imbracciando e strimpellando una chitarra, il suo più grande amore. “Per la chitarra – dirà in un’intervista – vedo un futuro radioso. Non per me, ma per la chitarra si'”. Uno strumento che lui stesso ha definito immortale. Immortale quanto la sua musica.




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