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NATALE: LA STORIA DEI SUSAMIELLI, I DOLCI DIMENTICATI DI NAPOLI

È on line, su www.foodclub.it, il portale dedicato al mondo del cibo e del bere nato a Napoli come blog realizzato da appassionati foodies, gastronomi e storici delle tradizioni regionali italiane ed europee, uno speciale dedicato alle tradizioni gastronomiche del Natale, con la storia dei dolci natalizi dimenticati realizzati con il mosto di vino che, invece, andrebbero riproposti e tutelati. Il mosto veniva utilizzato per sostituire il più costoso miele la cui disponibilità non era sempre alla portata di tutti. Lo testimoniano le ricette tramandate nei trattati di cucina a partire dal 1500. I Sosamielli o Susamielli, per esempio, nella versione proposta da Vincenzo Corrado cuciniere di don Michele Imperiali Duca di Francavilla, nel 1700 nascevano da un impasto di giulebbe, cioè uno sciroppo di zucchero con essenze di frutta e fiori, miele, farina, mandorle abbrustolite, scorzette di arance candite, cannella, chiodi di garofano e pepe. Secondo la tradizione i migliori erano quelli delle monache del convento di Donna Regina a Napoli. Venivano confezionati sia a mò di cerchio che in forma di S. Il miele nelle ricette popolari fu sostituito dal mosto di vino cotto preparato appositamente durante la vendemmia con una lunghissima e lenta bollitura. Le Pezzette e i Mostacciuoli, quelli decantati già nel 1500 da Giordano Bruno e Giovanbattista del Tufo, stesso il nome lo dice, si confezionavano direttamente con il vincotto. Sempre il Corrado ne dà una versione semplice e una farcita con la marmellata di crisommola, la famosa albicocca del Vesuvio. Nella cucina contadina la ricetta veniva completamente stravolta e i mostacciuoli sono conosciuti come Pezzette. Sono fatte così: nel mosto in bollitura si lasciano cuocere zucca, mele cotogne, spezie come la cannella, il pepe, la noce moscata e i chiodi di garofano. Poi si lascia cadere il semolino e si fa una sorta di polenta. Si fa raffreddare. Si formano dei piccoli rettangoli e si inforna. Provare per credere, ma soprattutto per riscoprire i sapori antichi.

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