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“PAPAIJ” IL NUOVO CD DI PIERO GALLO AL JAMESESSION STUDIOS DI POZZUOLI

Questa sera, alle 20,30, showcase dell’ultimo lavoro di Piero Gallo (Mommò Records by Menthalia Edizioni Musicali), con la produzione esecutiva di Marco Iazzetta e la direzione musicale in studio di Rosario Jermano. 

Piero Gallo, nel magma inconscio del suo estro artistico, è un vulcano di innovazione e conservatore sapiente della tradizione culturale e musicale. Il suo nuovo cd “Papaij” ne è l’emblema. Con il suo personaggio di fantasia, il maestro, percorre un viaggio emozionale, targato Napoli, lungo la linea di 11 tracce che sprigionano amore, malinconia e dolore. L’ennesima opera d’arte che Gallo realizza con collaborazioni di elevato spessore artistico. A partire dalla Mommò Records by Menthalia Edizioni Musicali, con la produzione esecutiva di Marco Iazzetta e la direzione musicale in studio di Rosario Jermano che ha collaborato con Piero Gallo agli arrangiamenti. Poi i grandi musicisti che hanno arricchito il lavoro dell’inventore della mandolina, come Gigi De Rienzo ed Alfredo Golino in “Te voglio troppo bene”, la tromba jazz di Fabrizio Bosso ne “Il caso volle“, Roberto Giangrande in “Contattami”. Ancora la voce di Enzo Gragnaniello, “utilizzata” come strumento in “Dolce“, Pino Ciccarelli, Antonio Di Somma e Nino Pomidoro. Nel pezzo “’A tengo dint’o core” spicca l’assolo finale di Mimmo Maglionico alla ciaramella e Michele Signore alla viola e violino. Suoni ritmati ed antichi in “Sotto le mura” ed in “Quanno te sbatte ‘o core“, un brano che sembra appartenere alla tradizione partenopea da sempre arricchito dall’intervento di Angelo Adamo all’armonica. Infine “Papaij – parte 2” ultimo brano del disco con Salvatore Brancaccio al basso e Rosario Jermano alle percussioni che inseguono una indiavolata mandolina che con il suo vorticoso ritmo travolgente, che sposa la tarantella con la pizzica e travolge il pubblico in un tourbillon di emozioni.

Maestro Piero Gallo, “Papaij” (etichetta Mommò Records) è il Suo ultimo lavoro discografico. Da quanti brani è composta la tracklist?

“La tracklist è composta da 11 brani anche se l’ultimo è una reprise ma leggendo il libretto si comprende il lavoro essendo un vero e proprio concept album”. 

Che genere musicale ha scelto per questo lavoro?

“Trovo difficile trovare una collocazione per la mia musica, ma se volessi utilizzare un termine che usa spesso il mio amico manager direi un Mediterrean Ethno Jazz. Dico questo perché rappresenta la sintesi delle influenze delle culture musicali dei Paesi in cui ho avuto l’opportunità di suonare come il Marocco, Algeria e tanta Europa”.

Come nasce l’incontro con Enzo Gragnaniello?

“Come due persone che si conoscono da sempre, si stimano e naturalmente iniziano a collaborare insieme come se non ci fosse nulla di più normale. Sono ormai sette anni che collaboriamo e siamo sempre più affiatati perché oltre alla professione abbiamo anche l’opportunità di condividere momenti di vita privata, dove ci si diverte anche a vedere la partita del Napoli”.

Lei nasce come chitarrista: da dove arriva questa passione?

“Nasce dalla influenza americana che da ragazzino mi coinvolgeva sempre più. Veder suonare Chuck Berry ed altri grandissimi o ascoltare James Brown mi hanno spinto verso lo strumento che esprimesse il mio desiderio musicale più vicino al mio modo di approcciarmi alla musica, la chitarra appunto”.

Maestro lei ha avuto l’intuizione, poco più di un decennio fa, di inventare un nuovo strumento: la mandolina. Com’è maturata questa idea?

“È stato un caso. Dopo la fine del progetto con Enzo Avitabile, con il quale ho avuto il piacere di suonare per 33 anni, cercavo qualcosa per ricominciare e trovare nuovi stimoli. Ho incrociato il liutaio Umberto Amato a cui raccontai quale era la mia esigenza e lui costruì per me la mandolina che è diventata una vera e propria compagna di vita”. 

Può spiegarci anche tecnicamente come funziona questo strumento?

“È uno strumento composto da 4 corde raddoppiate con la stessa accordatura della chitarra eliminando i due MI. Sembra complicato a spiegare ma è semplice nella pratica”.

Ha contribuito a rendere il brano “Radici” di Enzo Gragnaniello ancora più intenso. Quali sono le sue radici?

Le mie radici sono a Napoli. La mia città è una delle capitali del Mediterraneo, una città di mare, la città per definizione del sole, quel sole che provo a mettere nelle mie canzoni per raccontare il mio mondo interiore pieno di emozioni e fantasie ma libero da padroni”.

 

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