Psicologi in campo contro la “Coronofobia” a Napoli: supporto web, ma adulti responsabili dei figli

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Supporto psicologico o consulenza sulla gestione dello stress a Napoli in collaborazione con la Federico II

“Coronofobia”, credo che sia quantomeno appropriato chiamare così, in una sola parola, tutto il corteo sintomatologico che si sta slatentizzando in queste settimane in una ampia fascia di popolazione che teme gli effetti del Coronavirus. E, a sostegno dei cittadini più “sensibili” ed emotivamente provati dall’emergenza che sta assumendo, via via, i connotati di una vera e propria Pandemia (l’Oms ieri ha iniziato a parlarne), l’associazione “Psicologi per la responsabilità sociale”, in collaborazione con il Master in Psicologia dell’emergenza dell’Università Federico II di Napoli e con le Associazioni ‘Le leggi del mondo e ‘Cittadinanzattiva Campania’, offre alle istituzioni impegnate in questa emergenza, ovvero Comuni, Regione, Protezione Civile e ai singoli soccorritori, interventi di debriefing psicologico per l’elaborazione dello stress vicario.

Per accedere ai servizi è sufficiente scrivere una mail a psicoresp@gmail.com. Sarà cura dell’associazione contattare i richiedenti e, attraverso mezzi telematici, mail, piattaforme digitali, skype o telefono, sarà effettuata una presa in carico del paziente e della famiglia. “Psicologi per la responsabilità sociale” è un’associazione di psicologi pimpegnata nell’ambito della psicologia dell’emergenza e del trauma e attiva nel dare un contributo per la costruzione di una cultura della convivenza e della solidarietà. Intanto, bisogna arginare anche le condotte irresponsabili degli adolescenti.

“Se i ragazzi trasgrediscono le regole imposte dall’emergenza coronavirus la colpa non è solo della superficialità legata alla giovane età, ma dall’educazione ricevuta. La nostra società è infinitamente più attenta ai diritti che non ai doveri”. Lo afferma Fabio Celi, psicoterapeuta, e docente di psicologia clinica all’Università di Pisa, che fa una riflessione sulla resistenza mostrata dai giovani a modificare lo stile di vita. “Non ce la caviamo dicendo che dipende dall’età – ribadisce – certo l’età conta, ma dobbiamo considerare che la nostra organizzazione sociale e culturale rende difficile un tipo di educazione che non a caso viene chiamata autoritaria. Il genitore oggi non è più capace di dire a un figlio ‘tu questa sera non esci’, provi a dirlo lei a un 17enne…”.




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