Siria, comandante curda: non lasciateci soli, Ue fermi massacro

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“Siamo sotto il fuoco dell’artiglieria pesante turca. Le milizie affiliate alla Turchia sono a quasi 20 chilometri dalla città. L’Europa si assuma la responsabilità di fermare questo massacro, stiamo combattendo anche per voi”.

Così da Kobane Nessrin Abdalla, comandate dell’Unità di protezione popolare delle donne curde, la brigata femminile dell’Ypg a Repubblica. “Avevamo un accordo con Damasco ma le truppe dell’esercito siriano non si sono ancora mosse nella nostra direzione, temiamo un massacro”, racconta, aggiungendo che tra gli accordi c’è la creazione delle “joint operation troops per proteggere il confine siriano con la Turchia, da Jarablus a Derek, e respingere l’attacco dei turchi. Kobane è inclusa nell’accordo. Le truppe siriane sono a Tell Tamer, Ain Issa, Qamishli e Manbij”.

“Temiamo che l’accordo sia un’occasione per il governo di Assad e per la Russia di indebolirci, e che ci esponga al rischio concreto di massacri. Ma noi non ci fermeremo, rimarremo qui a combattere per la libertà del nostro popolo”. Intanto “i soldati turchi e le milizie affiliate alla Turchia sono a quasi venti chilometri. Siamo esposti al fuoco dell’artiglieria pesante, ci sono continue incursioni aeree”.

“Ci sono combattimenti tutto intorno, è difficile avere numeri accurati. Stimiamo che siano circa 10 mila. Molti sono scappati soprattutto da Ghasaniyeh, una cittadina a Sud di Kobane. Siamo senza cibo, senza acqua, tante persone dormono all’aperto per paura di essere colpiti nelle strutture chiuse”. E poi l’appello: “L’Europa si assuma questa responsabilità, le parole non bastano per fermare la Turchia. In questo momento al fronte ci sono migliaia di donne, mie amiche, a combattere. Stiamo combattendo per tutti, per l’umanità intera, non solo per noi. Abbiamo affrontato Daesh, è un problema anche europeo. Difendiamo la nostra libertà e la democrazia. Mostrate che cosa sta accadendo qui, fate pressioni sul Parlamento europeo e sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite perché fermino gli attacchi della Turchia. Non lasciateci soli”.

 “Quando abbiamo sentito della decisione del governo italiano di bloccare la vendita di armi alla Turchia ne eravamo molto felici. Se l’Italia sta ancora fornendo armi alla Turchia, per noi è molto triste: chiunque armi Ankara sta contribuendo a questa aggressione contro il nostro popolo”. Infine gli americani andandosene “hanno tradito i loro valori, e la storia non lo dimenticherà, noi non lo dimenticheremo. Questa decisione è un’evidenza del fallimento della politica americana in Medio Oriente. Vorrei chiedere a Trump che cosa prova a vedere che i nostri bambini vengono bombardati, che perdono le gambe, come è successo a Sara, una bambina di Kobane che ha soltanto sette anni? Trump è co-responsabile in questi omicidi di massa. Se non vuole essere parte in causa di queste stragi deve costringere la Turchia a interrompere l’operazione militare”.




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