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SOLIS STRING QUARTET ED ENZO GRAGNIANIELLO “IN VIAGGIO CON I POETI”

Il concerto andrà in scena domani sera alle 21 al Teatro Augusteo di Napoli

“In viaggio con i Poeti” Solis String Quartet ed Enzo Gragnianiello

Cinque poeti napoletani s’incontrano nel viaggio dell’esperienza musicale.  I “Solis String Quartet” ed Enzo Gragnianiello omaggiano i big  della musica internazionale con un progetto senza precedenti dal titolo “In viaggio con i Poeti”, spettacolo che andrà in scena domani sera alle 21 al Teatro Augusteo di Napoli.  La  voce penetrante ed onirica di Enzo  che sposa note e arrangiamenti dei giganti della musica del pentagramma come Vincenzo Di Donna (violino), Gerardo Morrone (Viola), Luigi De Maio (violino) e Antonio Di Francia (cello).  Un quartetto d’archi che ha fatto brillare artisti del calibro di Baglioni, Giorgia, Edoardo Bennato, Alex Baroni, Murolo, Senese e impreziosito le performances di Luciano Pavarotti. I “fantastici quattro” hanno calcato il palco del Festival di Sanremo accompagnando un giovanissimo Marco Mengoni,  Noa in duetto con Eugenio Finardi, arrivando al culmine del successo al fianco di Elisa che vinse l’edizione 2001  anche grazie all’intuizione di Caterina Caselli di volersi insieme.  Dal 1990 la formazione musicale ha fatto da sponda a nomi illustri del panorama mondiale: Dulce Pontes, Andrea Vollenweider, Pat Metheney, Jimmy Cliff. Una cammino ancora in divenire dove nulla è dato per scontato e la ricerca e lo studio sono, ancora oggi, al centro degli interessi più stringenti dei Solis. Alla vigilia dello spettacolo il Maestro Vincenzo Di Donna racconta, con l’ardore di chi è ancora infiammato dalla passione musicale, il Viaggio con i Poeti.

Maestro Vincenzo Di Donna, nella musica dei “Solis String Quartet” emerge genio, umiltà e passione. Com’è possibile trovare ancora oggi questi elementi dopo anni di strepitosa carriera?

“Siamo semplicemente degli onesti lavoratori, per noi fare musica è una cosa semplice ed essenziale. Noi abitiamo nel Paese del bel canto. L’Italia è stata la culla della musica strumentale, fino dal Rinascimento è stata musica barocca.   Dal canto barocco fino ad arrivare al melodramma, l’Italia si è collocata, nella musica, come la Patria del canto”.

….quindi la musica passa in secondo piano?

“Dobbiamo considerare la forza del linguaggio, del testo che ha un potere comunicativo straordinario.  La musica classica, come la musica in generale prima era più sentita. Negli anni Ottanta da ragazzini andavamo ad ascoltare concerti alla Scarlatti, alla Rai, ricordo i teatri strapieni di pubblico, poi abbiamo assistito, man mano ad un appiattimento  verso il pop e tutte le sue declinazioni. Qualche discografico ci definiva musicisti di nicchia, ma qualche soddisfazione ce la siamo tolta vendendo anche 50 mila copia”.

Maestro come se lo spiega questo lento declino d’interesse verso  la musica classica?

“Il vero problema di oggi è la scuola.  Se non si formano adeguatamente i musicisti non si forma, di conseguenza, neanche il pubblico. Città tedesche o  austriache, per esempio, hanno almeno tre orchestre da quella giovanile a quella sinfonica. Noi invece chiudiamo orchestre, teatri, tagliamo fondi. In realtà la domanda di cultura, di musica esiste ancora ma non viene incentivata, veicolata”.

 “In viaggio con i Poeti” è un titolo suggestivo. Di che sostanza è fatta questo percorso?

“Avevamo in mente questo progetto da tanto tempo. Dopo essere arrivati all’apice della musica pop, abbiamo chiuso questa esperienza con R.evolution,  dove abbiamo chiesto ad ogni artista con il quale abbiamo avuto, negli anni, un rapporto personale, amicizia di suonare con noi”.  

….in quel disco ci sono artisti come Franco Battiato, i Negramaro, Curreri, Carmen Consoli, Michele Zarrillo, Gianna Nannini, Roberto Vecchioni…..

“Sì come dicevo sono tutti artisti con i quali abbiamo avuto un rapporto che è andato oltre la professione. Roberto Vecchioni è simpaticissimo, noi abbiamo l’unica versione al Mondo di Samarcanda in spagnolo”.

Quindi, concluso il percorso pop cosa è successo?

“Abbiamo iniziato a scrivere, a sperimentare ma soprattutto a trovare amici.  Abbiamo pensato di riportare in Italia i grandissimi poeti, ma diciamoci la verità noi italiani non conosciamo bene la lingua inglese. Trovare un interprete per realizzare questo progetto non era una cosa semplice.  Poi è arrivato Enzo Gragnianiello, un artista che ha cantato sempre e solo le proprie canzoni.  Lui è una persona di un’apertura mentale  straordinaria, è un pozzo di filosofia e di pensiero. Lui sì che è un grande poeta. È una persona umile che ha ascoltato una nostra base “A che sarà“, tradotta in italiano da Ivano Fossati, e ha subito sposato il progetto”.

Come si aggrega la voce di Enzo Gragnianiello con un quartetto di archi?   

“Abbiamo ascoltato il timbro di Enzo, eccezionale, per noi è un quinto strumento nel senso che le sue frequenze che vanno a inserirsi tra il violoncello e la viola, senza mai accavallarsi, non si disturbano. Il nostro modo di arrangiare è per cinque non per quattro. È un lavoro per cinque, tutto cammina in armonia cosmica”.

Maestro, a proposito di armonia in senso musicale, dove trovate l’ispirazione per realizzare un brano?

“Dal testo, senza dubbio. Noi riteniamo che un arrangiamento si sposi bene quando le parole calzano la musica.  La musica classica è molto descrittiva, ascoltando Verdi o Rossini, la musica è una descrizione esatta di quello che avviene sul palco. Noi teniamo molto in considerazione la formazione classica che non significa fare musica classica ma avere della fondamenta che permettono di agire in un certo modo. Poi la voce va trattata come strumento, ma il testo vince su tutto”.

Qual è il programma dello spettacolo?

“Abbiamo previsto una quindicina di brani con due siparietti solist dove noi lasciamo lo spazio ad Enzo di esibirsi e viceversa. Enzo suonerà anche con la sua chitarra e poi tutti insieme ci incontriamo  sul pezzo suo che è “Vasame“,  che per noi è una poesia assoluta. Non è un concerto semplice, l’ascolto è difficile, non inseguiamo le cose con facilità. Abbiamo il dovere di rappresentare questi grandi poeti in maniera consona e senza alcuna forma di ammiccamento.  Suoniamo Jim Morrison, Astor Piazzolla e così via”.

PhotoCredit: Riccardo Piccirillo

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