Strage discoteca: “Lanterna azzurra” chiuse le indagini a 19 soggetti

Il Sindaco: sarò a fianco magistrati per verità di Daniele Carotti

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La discoteca “Lanterna azzurra” di Corinaldo era un “locale totalmente inidoneo sia dal punto di vista strutturale, che da quello giuridico all’uso cui era destinata” cioè al pubblico spettacolo. Lo scrive la Procura di Ancona nell’avviso di chiusura indagini a 19 soggetti nella seconda inchiesta che riguarda, in sostanza, le condizioni di sicurezza del discoteca: 18 persone fisiche, tra le quali il sindaco di Corinaldo, Matteo Principi, come presidente della Commissione di vigilanza che diede l’autorizzazione per svolgere attività di pubblico spettacolo, e una giuridica, la società Magic srl. L’8 dicembre 2018, mentre in sala giovanissimi attendevano l’esibizione in dj set di Sfera Ebbasta, morirono cinque adolescenti e una madre 39enne nella calca generata da spruzzi di spray al peperoncino (capsaicina) per commettere furti di catenine.

Un primo verdetto, due giorni fa ad Ancona, ha condannato sei ragazzi del Modenese a pene comprese tra i 10 e i 12 anni di carcere, anche per omicidio preterintenzionale, escludendo però l’associazione per delinquere: furono loro, per l’accusa, a spruzzare lo spray urticante e a generare il panico per i furti. Il giorno seguente, i pm Paolo Gubinelli e Valentina Bavai, hanno chiuso l’altra indagine, un capitolo distinto, con contestazioni diverse: omicidio colposo plurimo, disastro colposo, falso ideologico, lesioni e apertura abusiva di luogo di pubblico spettacolo. L’inchiesta riguarda le condizioni del locale, ancora con destinazione a deposito agricolo, l’autorizzazione al pubblico spettacolo che ne consenti’ la riapertura nell’ottobre 2017, le carenze di sicurezza, la gestione dell’evento nel locale dove si assiepavano molti più ospiti del consentito, soprattutto nei momenti che precedettero il cedimento di una balaustra arrugginita sulla rampa esterna all’uscita 3 dove si erano accalcati in molti dopo il fuggi fuggi dal locale dove l’aria era diventata irrespirabile. Da parte sua, il sindaco sente una “responsabilità morale” come guida di una comunità che ha vissuto quel dramma, ma prosegue l’attività “al fianco della magistratura con l’obiettivo della verità. Se ci sono responsabilità, chi ha sbagliato pagherà, è’ giusto che sia così, lavorerò per questo. Approfondiremo anche tutto quello che abbiamo fatto noi”.

Le conclusioni dell’indagine si basano anche sugli accertamenti tecnici disposti dalla Procura che hanno evidenziato un gran numero di irregolarità tra le quali vie di fuga ‘trappola’ per carenza d’altezza, di capacità di deflusso, di un corrimano centrale, di pendenza elevata, balaustre corrose e inidonee a sopperire a “spinte da affollamento”. Le difese stanno raccogliendo elementi anche con propri tecnici per respingere le varie accuse, allontanare il gravame da quell’ultima Commissione di vigilanza del 2017, partendo dallo storico di autorizzazioni e atti riguardanti il locale usato come sala da ballo dal 1963, con una porzione ampliata e condonata nel 1986.

Indagati i proprietari dell’immobile (Alberto Micci, Maria Paialunga, Letizia Micci e Marco Micci), i gestori (la società Magic srl, l’allora amministratore Francesco Bartozzi, i soci Carloantonio Capone e Quinto Cecchini, Marco Cecchini, co-gestore dell’evento, gli addetti alla sicurezza (Gianni Ermellini, Alessandro Righetti e Francesco Tarsi, tecnico per i parametri microclimatici); infine i componenti della Commissione: Principi, Rodolfo Milani (rappresentante Vigili fuoco), Francesco Gallo (per l’Area Vasta 2), Massimiliano Bruni (esperto elettronica), Stefano Martelli (per la Polizia Locale), Massimo Manna (Susap) e Maurizio Magnani (ingegnere).

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