Tam Tam Basket. Il presidente Massimo Antonelli: ci serve uno sponsor per portare avanti tutto.

88

Nessuno prima degli altri, ma tutti insieme perché è l’unione che fa la forza.

Qui a Castel Volturno lo slogan “prima gli italiani” non ha attecchito. Anzi. Non c’è nessuno che vuole prevalere, ma esistono soltanto la forza di volontà e il cuore di chi vuole aiutare ad emergere. E la solidarietà arrivata da tutta Italia conferma che Massimo Antonelli, ex capitano del Basket Napoli e campione d’Italia con la Virtus Bologna nel 1976, e i suoi 4 soci sono sulla strada giusta. La strada che porta verso un’integrazione di chi è ai margini della società, di chi viene, con pregiudizio, visto come un problema ma che poi si capisce possa essere una risorsa. Come nel caso dei giovani e giovanissimi atleti del Tam Tam Basket, società fondata nel settembre 2016, grazie all’iniziativa di Antonelli (presidente), che ha coinvolto Antonella Cecatto (vicepresidente), Pietro D’Orazio (direttore generale), Guglielmo Ucciero e Prospero Antonelli.

“Volevamo restituire qualcosa all’ambiente che ci ha cresciuto- racconta il presidente all’agenzia Dire- Fare associazionismo era il nostro desiderio. Così abbiamo creato un bel team di persone che si dà da fare. Non è facile lavorare con ragazzi che prima d’ora non avevano mai avuto la giusta attenzione”.

Così la scelta (“un po’ per caso, un po’ no”) è ricaduta sul Comune di Castel Volturno, “città dal forte disagio sociale e con la più alta incidenza di extracomunitari in Italia, quasi tutti di provenienza africana con gravi problemi di inserimento”. È così che hanno cominciato ad aderire ragazzi italiani (“fino ad un certo punto”) e “soprattutto i ragazzi di questa poverissima comunità africana che, a causa dell’indigenza dei genitori, non possono praticare nessuno sport”. E tutto senza chiedere un soldo: “Offriamo la possibilità di fare sport a titolo completamente gratuito”. Nel 2017 sono stati protagonisti di una lotta per consentire ai propri ragazzi di giocare nel campionato regionale di Eccellenza. I giocatori del Tam Tam Basket, che vanno dai 10 ai 18 anni, sono tutti figli di immigrati, e nonostante siano nati in Italia sono considerati stranieri. La federazione italiana pallacanestro (FIP), spiega la società, “prevede che nei campionati giovanili non possono giocare più di 2 stranieri per squadra. Dopo la nostra estenuante battaglia a favore dei diritti allo sport dei nostri ragazzi abbiamo ottenuto prima una deroga e poi una norma legiferata al parlamento mutuata come ‘Norma salva Tam Tam Basket’. La norma determina che tutti i ragazzi stranieri minorenni che vivono in Italia e ne frequentino le scuole da almeno un anno abbiano nello sport gli stessi diritti degli italiani.

Con questo progetto “abbiamo dato a 50-60 ragazzi pari opportunità di crescita” e quello che servirebbe per portare avanti tutto “è uno sponsor.

Massimo Antonelli

Il prossimo anno ne beneficeranno piu’ di 800.000″. Ma dopo aver vinto il campionato under 15 regionale, la squadra avrebbe voluto fare il salto in avanti e affrontare i più forti a livello nazionale, giocando quindi nel campionato under 16 Eccellenza. Un desiderio rimasto però tale visto che il Coni, la Fip e, infine, il Tar della Lazio hanno confermato l’esclusione della squadra dal campionato perché non ci possono essere più di due stranieri per squadra. “I miei ragazzi sono tutti nati in Italia e frequentano tutti la scuola- continua Antonelli- La cosa che veramente che troviamo stridente è che la scuola include senza distinzione, mentre lo sport mette i paletti. È una cosa brutta, nella formazione dei ragazzi sono 3 le grandi istituzioni: la famiglia, la scuola e, quando le prime fanno fatica, allora c’è lo sport in supporto”. Lo sport “cerca di riportare nella giusta direzione i ragazzi e togliere questo aspetto è grave. A 18 anni diventeranno cittadini italiani, ma saranno cittadini di serie B”. Antonelli è ormai campano di adozione: dopo aver vissuto a Napoli per tanti anni, si è trasferito a Castel Volturno “perché serviva la presenza fisica per portare avanti il progetto. Ci alleniamo in un palazzetto che abbiamo risistemato a spese nostre, ma che era chiuso da 10 anni. Abbiamo versato soldi e sangue”. Una gestione non facile, fatta di molti no a tanti giovani che vorrebbero entrare in squadra (“Non abbiamo una struttura idonea per ospitarne di più, molti li ho dovuti mettere in ‘attesa”) e di tanti sacrifici economici: “Il palazzetto è distante da dove vivono i ragazzi e anche perché gli allenamenti finiscono tardi abbiamo avuto il problema di far rientrare a casa i ragazzi in sicurezza e quindi abbiamo comprato un pulmino che con autista regolarmente li accompagna. L’acquisto del pulmino è stato coperto interamente dalla campagna di crowdfunding”.

Ne abbiamo bisogno. Purtroppo non ci sono aziende che si sono fatte avanti”. Una realtà che certamente va a cozzare con questo successo nei giorni scorsi in occasione di Verona-Brescia, nei confronti di Mario Balotelli: “Parliamo però di pochi stupidi, la gente non è cosi’. Qualcuno c’è, magari non razzista ma ‘malato’ di sport. Sono persone che sole sono più umane, in branco diventano disumani. A noi non è mai successo nulla di simile, per fortuna. Anzi, spesso prima delle partite, il pubblico ci raggiunge per farsi le foto con noi. Quando arriviamo noi nei palazzetti, diventa un piccolo evento. Inizialmente temevamo che potesse succedere qualcosa, ma alla fine il mondo e’ buono, non razzista come sembrerebbe. Ho segnali diversi dal cuore della gente, anche se leggo cose molto tristi”.




Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *