TRAUMI IN GRAVIDANZA, BIMBI IN PREDA DELL’ANSIA: PARLA LO PSICHIATRA MASSIMO MARI

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I traumi vissuti nel corso della gravidanza minano la capacità dei bambini di gestire l’ansia. Lo psichiatra Massimo Mari, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’Ospedale di Jesi, anticipa i temi del convegno dal titolo “Dalla gestazione alla prima età adulta, dalle normali potenzialità evolutive all’adolescente critico” che si svolgerà il 7 febbraio all’Hotel Raffaello di Senigallia. Mari spiega: “I drammi vissuti dalle donne in gravidanza possono causare nei bambini un’incapacità nella gestione dell’ansia, che varia in base al carattere dei genitori e alla dimensione del trauma”. Alcuni meccanismi di difesa dell’ansia o di costruire reti sociali sono condizionati dalla presenza o meno di dimensioni traumatiche. A tal proposito lo secondo lo psichiatra “frequentemente le depressioni post partum sono l’aspetto manifesto di conflitti non elaborati prima e durante la gravidanza. Assistiamo spesso ad una serie di esperienze traumatiche che poi giocano fatalmente nella relazione madre-bambino, bambino-mondo e così via”.

I drammi vissuti dalle donne in gravidanza condizionano i meccanismi di difesa dei bambini nella gestione dell’ansia

In sostanza, racconta Mari, quando si lavora in terapie psicanalitiche profonde queste ‘cicatrici‘ nell’Io pelle, come direbbe Anzieu, emergono nei nuclei autistici e immodificabili della personalità, per cui la persona non riesce ad andare avanti nella comprensione di se stessa. In altre parole viene meno la capacità di “sentire” e di “sentirsi” in alcuni registri mentali a causa di questa ‘cicatrice traumatica in gravidanza. Per Mari “la situazione non è rosea. Assistiamo a un aumento esponenziale di un tipo di legame sociale basato sul ‘Si salvi chi può’, ognuno pensi per sè: individualismi stretti ed assenza di comunicazione profonda, con un incredibile incremento di traumi dello sviluppo”. Lo psichiatra racconta, poi, la propria esperienza ambulatoriale. “Nel Dipartimento di salute mentale sempre di più accogliamo persone contemporaneamente giovani, povere, violente, dipendenti da sostanze e con sintomatologia psichiatrica florida, che alla base presentano un’alessitimia, ovvero una mancanza di capacità di mentalizzare le emozioni piuttosto marcata.

La dimensione del non sentimento, della non immedesimazione, è uno dei grandi rischi della nostra meccanizzazione sociale, compreso il vissuto della gravidanza e dello sviluppo del minore”. Il tutto è alimentato da una situazione socioeconomica molto complicata. La promozione della salute mentale nel vissuto della gravidanza “avrebbe un’efficacia incredibile nel creare degli spazi di accoglienza nella persona. La gestazione, come le grandi catastrofi, è un momento in cui si riaprono spazi di umanità dove poter costruire un dialogo profondo. E il poter introiettare persone in grado di sostenere dialoghi profondi in quel momento esistenziale è importante per tutta la famiglia. Lo psichiatra Massimo Mari conclude così: “Un’efficace promozione della salute mentale deve quindi prevedere la costruzione di una rete dialogante con le figure dell’ostetrico e del ginecologo, non per proporre uno psicologo della gravidanza, ma perché la dimensione della personalità autorevole sia colta anche negli aspetti psicopatologici della madre che emergeranno poi in eta’ adulta nei figli”.




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